venerdì, 10 ottobre 2008
VEDRAI VEDRAI



oramai mi pare chiaro: questo è il periodo Tenco...
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lunedì, 06 ottobre 2008
LONTANO LONTANO




un'altra perla del grande Tenco

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domenica, 28 settembre 2008
LUIGI TENCO - MI SONO INNAMORATO DI TE


amo Tenco da una vita ma l'ho affrontato solo di recente
perchè non mi sono mai ritenuto sufficientemente pronto ad eseguirlo,
è di una bellezza talmente accecante che mi intimorisce e ho sempre
provato nei suoi confronti una sorta di timore reverenziale:
ora voglio provarci

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domenica, 09 dicembre 2007
MARE D'INVERNO
(on air: "L.Tenco - Ho capito che ti amo (Luca)")



[il mare, oggi]

Ho da poco finito di leggere “Il disco del mondo”, di Walter Veltroni. E’ una sorta di breve viaggio nella tragica esistenza di Luca Flores, giovane e geniale pianista jazz morto suicida a 39 anni nel 1995. Da questo libro è stato tratto il film di Riccardo Milani “Piano, solo” con Kim Rossi Stuart e Jasmine Trinca. Che non ho visto. E che non so se vedrò, anche se naturalmente mi incuriosisce. Ma è una storia troppo toccante e, prima di vederne una qualsiasi traduzione cinematografica, devo avere il tempo di smaltire le penose sensazioni che mi ha lasciato dentro.

Talmente penose che, per qualche giorno, ho sentito il desiderio di allontanarmi un poco dal mio amatissimo strumento. Cosa quanto mai insolita, visto che ci sono periodi in cui vivo quasi una sorta di simbiosi con il piano. Anche questo fine settimana, tante foto. Mi hanno fatto bene. E mi ha fatto bene uscire e guardare le cose intorno a me. E oggi pomeriggio, tornato a casa dopo una passeggiata in luoghi dove il mare d’inverno sembrava respirare all’unisono con me, ho rimesso timidamente le mani sopra la tastiera. E’ venuto fuori quello che ascoltate. Una mia rilettura incerta ma, vi assicuro, molto sentita di “Ho capito che ti amo” di Luigi Tenco.

Al di là di tutto, posso solo sperare di essere riuscito a trasmettervi un po’ delle emozioni che questa canzone splendida è in grado di suscitare ogni volta in me.
Un caro abbraccio,
L.
mercoledì, 31 maggio 2006
LA NOTTE TI VENGO A CERCARE
(on air: "L. Tenco - Mi sono innamorato di te")


Non lo so. Devo fermare la musica, altrimenti non riesco a scrivere. O scrivo, o ascolto. Non riesco a fare entrambe le cose. Come non riesco a guardare i riflessi in uno specchio d'acqua e a pensare nello stesso tempo. Stamattina, tanto vento, masse di pioggia, sotto forma di nuvole umide e compatte, si spostavano rapide mulinando in aria. Creavano forme dotate di senso. Almeno per me. Ci vedevo cose, dentro. Un viso, dei capelli, delle mani. Le sue. Ero in macchina e la vedevo nella pioggia.

Per tutta la giornata, Luigi mi ha tormentato. Questa è probabilmente una delle canzoni più belle mai scritte. Non solo da lui. Intendo una delle canzoni più belle in ASSOLUTO. E’ la storia di un fallimento: tentare di spiegare l’amore. Non si può, non è dato. Ci si può forse accostare, ma penetrare fino in fondo no, è impossibile.

Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient'altro che a te

Ecco, già, si può solo spiegare il turbamento. L’inquietudine. La gioia tremenda che “precipita nel suo contrario […]”. Come sempre, trovi immagini insuperabili. Non mi rimane che seguire come un’ombra silenziosa la tua scrittura prodigiosa. Le vengo dietro, di nascosto. Mi racchiudo in essa, mi eclisso. Mi abbandono, mi anniento con una fiducia inimmaginabile.

Mi sono innamorato di te
e adesso non so neppure io cosa fare
il giorno mi pento d'averti incontrato
la notte ti vengo a cercare.

Ho paura di quel pianoforte, che entra alla fine della canzone. Perché lì, in quel punto, dopo la voce di Tenco, le note di quel piano sbrogliano la matassa, quadrano il cerchio, spiegano l’inspiegabile. Più di tante parole. Più di tante vagheggiamenti. Ogni nota è un proiettile che crivella un corpo già fiaccato. Gli occhi rovesciati, la fronte imperlata, la schiena al muro: sei alle corde e non vedi l’ora di affogare…hai la febbre...i brividi ti scuotono...sei perduto...
L.
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domenica, 21 maggio 2006
VEDRAI VEDRAI
(on air: "L. Tenco - Vedrai vedrai")

Da certe ossessioni ci si libera solo affondandoci. In realtà non ce se ne libera affatto, si appaga solo un bisogno di autodistruzione momentaneo. O forse non è momentaneo, se la cifra intera di un’esistenza non è mai vivere l’attimo attuale, ma ritagli di passato, o schegge di un avvenire ancora tutto da disegnare. Ancora nebuloso, incerto.

Il mio errore è sempre stato quello di caricare di un eccesso di significato cose generalmente irrilevanti. Una parola. Una speciale inclinazione del sole che mette in risalto giochi di luci ed ombre prima occultati, irreperibili. L’inquadratura di un uomo perso nei suoi pensieri. Tutte cose di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno. Come direbbe straordinariamente un mio caro amico, a volte una snervante psicomachia si svolge dentro di te fiaccandoti oltre ogni resistenza.
 
Vedrai, vedrai
Quel secondo “vedrai”, ad ogni ritornello. La voce che sembra quasi non uscir fuori. Mi immagino Luigi, una mano in tasca, l’altra in avanti come ad indicare un punto lontano e irraggiungibile. Gli occhi semichiusi. Il capo chino.

Non son finito, sai
…quasi a rincuorare, ma c’è la fregatura dietro, mi stai prendendo per il culo, lo so bene, non rassicuri proprio nessuno, perché tu per primo non ci credi. E l’hai dimostrato in maniera implacabile nella tua splendida “Un giorno dopo l’altro”.

Non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
No, no, amico mio, sei troppo vago, non ti credo. Non sento nulla, non c’è spinta interiore, non c’è uno stimolo, ma solo un vago appagamento nella disperazione. Un rimandare, un procrastinare. Non funziona così.
Sai cosa sei? Un puntino autentico nel vuoto fasullo della massa.
Potessi afferrare la mia mano, dopo 39 anni di oscurità. Una stretta forte, terribilmente violenta, da farti male.
Che ti estraesse da quel buio.
L.
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venerdì, 10 febbraio 2006
OMAGGIO AD UN POETA (primo brano nella lista del Radio.Blog...)



L. Tenco

Lontano, lontano
(1966)

Lontano lontano nel tempo
qualche cosa
negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t'amavano tanto
E lontano lontano nel mondo
in un sorriso
sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu
mi prendevi un po' in giro
E lontano lontano nel tempo
l'espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l'aria triste che tu amavi tanto
E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto
chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano.
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