sabato, 18 ottobre 2008
YANN TIERSEN


Yann Tiersen, "Le comptine d'un autre été - L'aprés midi"
da "Il favoloso mondo di Amélie"

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domenica, 20 gennaio 2008
L'ARIA DI VERSAILLES
(on air: "F.Couperin - Les Baricades Misterieuses (Luca)")




In sottofondo sentite il suono di un clavicembalo. Bene. Non è che mi sono ammattito ed ho speso tutti i miei risparmi comprando uno strumento d’epoca costosissimo di quelli completamente affrescati in tutti i suoi lati, compreso l’interno della piccola coda. Per carità, è un oggetto esteticamente molto bello in grado anche di impreziosire notevolmente l’arredamento di una casa. Però no, non sono arrivato a tanto. Semplicemente, la tastiera MIDI che ho acquistato qualche mese fa su internet e che collego solitamente al pc è in grado di riprodurre, tra i tanti strumenti, anche un tipo di clavicembalo particolarmente realistico. Al che, considerata la mia atavica passione per la musica antica, mi sono deciso a registrare qualcosina.
A questo brano sono sempre stato molto affezionato, perché lo considero uno tra i più moderni e originali (ed anche tra i più eseguiti pure oggi) gioielli che compongono i 4 Livres dei Pieces du Clavecin di Francois Couperin (1668 – 1733). Ad ogni suo pezzo Couperin associava un nome, che poteva rappresentare un carattere, un oggetto, una sensazione, un comportamento umano. In questo senso, lo si può considerare uno dei padri della cosiddetta “musica a programma”. Quello che ascoltate si intitola “Les baricades misterieuses” (vale a dire “Le barricate misteriose”). Ad essere onesti, è un titolo piuttosto oscuro che mi risulta difficile collegare all’atmosfera sognante e luminosa del brano. Ha un che di metafisico, che però, in un certo senso, lo rende ancora più affascinante.
Recentemente mi è capitato di vedere il film “Marie Antoinette”, di Sofia Coppola (di cui per altro ho adorato il sulfureo "Lost in traslation"). Mi è piaciuto, ma niente di più. Non sto qui a dilungarmi sul perché. Ad ogni modo, tra i vari brani che costituiscono la splendida colonna sonora della pellicola, compare anche questo di Couperin ed è così che, dopo diversi anni, mi sono trovato a tirare fuori nuovamente lo spartito.
Insomma, posso solo sperare che questa mia insolita veste di clavicembalista abbia prodotto qualcosa di piacevole in grado di garbarvi per qualche minuto.
Buon ascolto e un abbraccio,
L.
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venerdì, 16 febbraio 2007
CHILDREN'S CORNER
(nel video: "Claude Debussy - Doctor Gradus ad Parnassum (Luca)")



 
 "A ma chère petite Chouchou, avec les tendres
excuses de son père pour ce qui va suivre."

(la dedica di Claude Debussy alla figlia Emma-Claude,
soprannominata "Chouchou", apposta sulla pagina iniziale
dell'album di 6 pezzi per piano "Children's Corner"
del 1908 - da cui il brano che eseguo nel video è tratto)



Seguirà qualcosa di scritto, ma stasera sono cotto.
Nell'attesa, un forte abbraccio e buon ascolto.
L.
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giovedì, 14 dicembre 2006
LA GRANDE SERA
(on air:"G.Delerue - Theme de Camille da Le Mèpris")



[ciò che si apriva agli occhi al ritorno da una passeggiata serale]

Ascoltare il “Theme de Camille” di George Delerue da Le Mèpris” ("Il disprezzo") di Jean-Luc Godard  è un pò come riemergere.
Seguendo i venti inattesi che trascinano con sè le anime cadute. Fuori dal buio in cui si scivola più o meno inconsapevolmente. Vieni riacciuffato per i capelli e tirato fuori dalle acque limacciose in cui rimani invischiato. A tanto possono arrivare le note di un brano.
Odio la retorica. E’ ampollosa, suona falsa, ipocrita. Non è genuina.
Ma temo di caderci inevitabilmente, rileggendo i commenti, i messaggi e le sollecitazioni che mi avete lasciato nell’ultimo post, mentre la musica incalza nelle cuffie. Non avrei mai pensato di essere circondato da un simile calore. Che fortuna avervi incontrati. Insperata. Piano piano risponderò a tutti, con affetto meticoloso.
Nell’ultimo fine settimana è come se avessi oltrepassato una soglia. Prima di partire, mi ero perso. Seriamente. Non mi riconoscevo più. Ho staccato la spina e mi sono tuffato nella solitudine dei monti, in compagnia unicamente di persone essenziali, di cui non potrei fare a meno nemmeno se volessi. Porto con me qualche ferita rimarginata, i segni di una lotta. E un pò di consapevolezza in più.
Ed eccomi di nuovo qui. Un nuovo approdo e un nuovo inizio.
Ripartiamo insieme?

L.

***************AGGIORNAMENTO DEL 15-12-2006***************
Uno dei miei più cari amici, che di sicuro avete letto qui da
me di tanto in tanto in qualche commento, ha appena iniziato
la sua avventura splinderiana: http://diariodiunperdigiorno.splinder.com/
andate a trovarlo, mi raccomando! ;-)
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giovedì, 23 novembre 2006
INVETTIVA
(nel video: "Yann Tiersen - Comptine d'une autre etè, l'apres-midi (Luca)")


"Ad Ylenia, con affetto.
Amelie Poulain"


Quello che state per leggere c'entra poco con il video che ho registrato ed inserito nel post.
Ma oggi il vero Luca è racchiuso in ciò che segue.


Il mondo ti mette alla prova duramente ogni giorno, inasprendo i contatti umani, accentuando i contrasti, favorendo gli smarrimenti. Quant’è difficile oggi costruirsi una propria identità. Essere coerenti con se stessi, trovandosi al centro di un fuoco incrociato fatto di stimoli disparatissimi.

Io, in questo mondo, non riesco a credere più. Un mondo dove un giornalismo d’accatto stende il suo velo ipocrita su qualsiasi evento che faccia notizia. Dove si applica un metodico e scientifico smantellamento di valori e divieti unicamente in nome del quattrino, e non di una reale necessità. Dove un ragazzo down viene messo alla berlina da coetanei irresponsabili spesso protetti da famiglie conniventi. Dove un ammiccamento incosciente sfocia in uno stupro di gruppo con una facilità angosciante. Dove gli insegnamenti dei padri vengono ignorati perché ritenuti anacronistici o, peggio, troppo schierati ideologicamente. Dove gli organismi religiosi rimangono pervicacemente ancorati a convinzioni antiquate, scollandosi dalla società e rischiando il più delle volte di non farsi capire dalla gente. Dove, infine, anche comunicare con gli altri ad un livello di complessità pari a zero assume proporzioni epiche. Complice anche la tanto decantata tecnologia, s'intende.

In questi giorni sto leggendo un libro: si tratta di “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò. Una donna partigiana, di nome Agnese. Che compie una scelta precisa, di cui prende coscienza solo sperimentandone le conseguenze giorno dopo giorno sulla propria pelle. In un’Italia affamata e devastata dalla guerra. Fai leggere a scuola un testo simile, capace di trasmettere valori robusti e senza tempo e da cui è possibile ancora imparare moltissimo, e di sicuro vieni subito etichettato come uno che falsifica la storia. Uno che travisa ciò che effettivamente è stato. Uno troppo schierato, insomma.

Ci sono giorni in cui la tentazione di farsi da parte, sparire, sottrarsi con ferocia alle dinamiche impietosamente sbagliate di questa società schifosa e patetica si fa veramente fortissima. A volte si sente il bisogno di uscire all’aperto e gridare il proprio disgusto e il proprio rifiuto. Eppure ci sono imperativi morali che, seppur fievoli, non si spegneranno mai. E, francamente, mi commuovono ogni volta. Proprio perché resistono, questi imperativi. Perché ci sono ancora. Perché, nonostante il bombardamento a tappeto da parte di chi li vuole annientare definitivamente, essi non muoiono.
N-O-N M-U-O-I-O-N-O.

L.
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martedì, 12 settembre 2006
ULTIMA MORTE A PARIGI (dedicato a Simone)
(on air: "G.Barbieri - Last tango in Paris (Soundtrack)")


Da un appunto dell'8 luglio 2006

Oggi vado a pesca del niente. Giro svogliatamente all’interno di cerchi concentrici fatti di cazzate. Ci vorrebbe un po’ di noncuranza in più, in tutto, ma ancora mi pare di non esserne capace. Ieri, le solite “du’ barzole” affacciati sul Porto, davanti ad un aperitivo. Si ragionava ancora di “Ultimo tango a Parigi”, del filo rosso che lega certo Bertolucci a Visconti. "Bertolucci mi ha rotto i coglioni", detto bonariamente, chiaro. Perché è pesantemente vero, è quell’eleganza formale già intaccata e corrosa dalla merda quotidiana. Lo adoro e lo detesto insieme. "Piscio marmorizzato", come direbbe Simo. Brando che si scopa la Schneider mentre Gato Barbieri intona il suo sax violento e annerito dal fumo. Tutto il film sa di pareti puzzolenti di fumo vecchio. Di inutilità e sofferenza altrettanto inutile. Sono scopate consunte, stantie, oscene, senza via di scampo. Come la mano di Maria nel culo di Marlon, mentre lui bercia parole sconce e ripugnanti. Quanto ci si può voler male. Quanto si può odiare se stessi. E lo sguardo esanime di Brando colpito a morte sul terrazzo è il capolinea. Ma anche se non fosse morto concretamente, lo era già spiritualmente. Era cotto da un pezzo, una palla di lardo esausta, trascinatasi disperatamente avanti e indietro dopo la morte dell’adorata moglie. Perché più spesso la morte ti annienta senza necessariamente ucciderti.

Poi alzi lo sguardo al cielo in una notte stellata di campagna, nei pressi di Ancona, i bagliori sembra possano illuminare la tua strada come dei lampioni, e ti viene da domandarti come faccia una tale bellezza a ricoprire e proteggere tutta la merda che c’è qua sotto.

L.
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sabato, 12 agosto 2006
NELL
(nel video: "Faurè-Grainger - Nell, op.18 n.1 (Luca)")


Questo breve video, in cui strimpello una trascrizione per piano che Percy Grainger (sommo pianista australiano vissuto tra ‘800 e ‘900 negli Stati Uniti) ha tratto da una splendida lirica per canto e pianoforte di Gabriel Faurè intitolata “Nell” op.18 n.1, l’ho registrato oggi pomeriggio. Fuori, tempo grigio, acqua che scroscia, pare autunno inoltrato, anche se stamattina al mare era un paradiso.

Lo dedico a Chiarina, che adora la “Donna con ombrello” di Monet. Tanto che ormai mi pare di identificarla quasi con essa. Faurè ha scritto questo pezzo sublime più o meno negli stessi anni in cui Claude Monet dipingeva il suo capolavoro. Inoltre, per entrambi si parla sempre di Francia. E così, la relazione mentale è presto fatta, ed ecco spiegata la motivazione della dedica ;-)


Da oggi sono ufficialmente in ferie fino al 4 di settembre, ogni tanto passerò nel mio blog come nei vostri, fosse solo per dei saluti. Posterò qualcosa, anche se con frequenza molto ridotta.
Intanto, buone vacanze a tutti e un forte abbraccio.
L.
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mercoledì, 17 maggio 2006
ANCORA, UN FOULARD
(on air: "C. Aznavour - Ed io tra di voi")


"Romance in Paris" (di Robert Doisneau - 1950)
per saperne di più su questa magnifica foto, andate qui (grazie mille, LetterePerTe)

Confesso di non riuscire a dir tanto con questa musica nelle orecchie.
Confesso di non essere più tanto padrone di me stesso, ascoltando la voce di Charles Aznavour cantare la versione italiana di "Et moi, dans mon coin" (“Ed io tra di voi”).
Sicuramente è un brano che si compiace di un certo sentimentalismo non privo di retorica.
Eppure c’è qualcosa, nella musica, in quella progressione di intervalli di quarta discendenti…
C’è qualcosa nella voce stessa di Aznavour, uno degli ultimi grandi chansonnier francesi viventi.
In quella impostazione fortemente teatrale, recitata, tipica della canzone francese di stampo esistenzialista. Lui stesso, d’altronde, ammetteva di essere anche e soprattutto un attore (ha recitato in diversi film, compreso l'amaro "Non sparate sul pianista" di Francois Truffaut), nella sua altrettanto meravigliosa “Io sono un istrione”.
In fondo, la parte finale della canzone è pura scena, puro teatro, pura declamazione.

Anche in questo caso, come per Trenet, devo ringraziare chi me l’ha ispirata.
Un altro foulard da ricordarsi di portare con sé da Parigi.
Insieme a un biglietto: “Nous nous réunirons encore”.
L.
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martedì, 16 maggio 2006
UN FOULARD
(on air: "C. Trenet - Que reste-t-il de nos amours")


Spezzo la continuità degli ultimi post, rappresentata dalle mie barbose esecuzioni al piano, per proporre una canzone che mi sta particolarmente a cuore. E che, oggi, rileggendone il testo nel bel blog di Chiara, ha risvegliato in me una fitta popolazione di memorie sopite.
Si tratta di “Que reste-t-il de nos amours“ di Charles Trenet, cantautore francese degli anni ’40, ’50 e ‘ 60, amato da schiere di intellettuali, tra cui il grande regista Francois Truffaut.

La poesia di un tempo.
Vivere con leggerezza.
Sorridere alle malinconie.
Con un sorriso che non è noncuranza, tutt’altro, è placida consapevolezza.
Come solo i francesi sanno fare: un tondo cappello di paglia, una voce calda e intonata, un angolo di Parigi dove anche un alito di vento è carico di lirismo.
L’Arte, come il Tempo, ha il potere di sublimare un fatto negativo in un ricordo positivo.
Questa canzone è un foulard, da avvolgersi intorno al collo, la sera, mentre con passo quieto e il capo lievemente reclinato da una parte, si percorre il lungo-Senna con una rosa in mano e una donna nella mente.

Buon ascolto, un abbraccio.
L.
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mercoledì, 29 marzo 2006
SOTTO IL CIELO DI PARIGI
(on air: "I. Montand - Sous le ciel du Paris")



Stanco. Sfinito. Non tanto fisicamente, quanto psicologicamente.
Oggi mi si è abbattuta addosso un’altra legnata: entro il 14 devo preparare una vagonata di roba, scadenze troppo ravvicinate, stress ai massimi storici. Non ce la faccio più.
Non riesco nemmeno più a rendere a parole l’angoscia che mi assale il giorno, perché, in effetti, di sera, non sto male, e cmq sono talmente rilassato che non ho la forza di pensare negativo.
Ma vi assicuro che sto a pezzi, e, quel che è peggio, che sto per crollare.
Vabbè, stasera è così…

Guardo l’immagine sopra. E intanto ascolto con voi il divino Ives Montand che canta “Sous le ciel du Paris”.
Un altro bellissimo ricordo di Parigi, l’ennesimo.
Ero a Montmartre, ai piedi della magnifica basilica di Sacre Coeur. Dove ci sono giostrine tipicamente parigine, artisti di strada tipicamente parigini, l’odore delle baguettes tipicamente parigine… Insomma, l’aria tipicamente parigina. Una ressa inaudita. Migliaia di persone.
Poi, le mie solite orecchie ipersensibili catturano un suono sopra tutti gli altri. Un organetto, tipo bandoneon, ma più rauco, più fioco. Cerco di afferrare da dove provenga. Mi avvicino, e all’improvviso, eccolo lì, me lo ritrovo davanti: un uomo, con uno di quei cappellini di paglia, tondi, della Parigi anni ‘20/’30, occhiali scuri, maglietta a righe blu e bianche.
E canta. Canta col suo organetto. Canta “Sous le ciel du Paris”.
E’ la prima volta che sento quella canzone, ma mi rimane subito dentro. Non l’ho più dimenticata. La gente passa davanti a me, scivola via, neanche si accorge di niente, di quello che succede, what happens. In mezzo a quella milionata di anime vaganti, mi isolo, mi emargino, mi estraneo. Sento solo quelle note. Sento quell’aria. Sento quel vento. Sento quel cielo. Magia pura. Questa è Parigi.

Mani intrecciate.
Sguardi silenziosi.
Passi leggeri.
E per culla la Senna.
Paris, I need you tonight.

Buonanotte,
Luca
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