giovedì, 27 marzo 2008
PASQUA INDIMENTICABILE
(on air: "Fabrizio De Andrè - Per i tuoi larghi occhi")



[ho patito un gelo considerevole per scattare questa foto notturna...]

21/03/2008
Appena arrivati a Carpegna, intorno alle 14, ci ha accolto il gelo della villa. Credo fosse da Natale che nessuno ci ha più messo piede. Nell’attesa che il calore del cherosene facesse effetto, dopo pranzo siamo subito usciti in cerca di qualcosa, forse un po’ di Bellezza. L’abbiamo trovata su un sentiero negli immediati pressi della casa. Si sale per un centinaio di metri, fino ad un pianoro che domina la valle. Il cielo non promette nulla di buono. Nero come la pece. La sera, confidenze intorno al camino, mentre la voce squillante e sottile di Petra Magoni fa da tappeto sonoro.

22/03/2008
E’ sabato. Lo stereo diffonde la musica crepuscolare di  “Five leaves left” di Nick Drake. Sono le 16 circa e siamo tutti sparsi per la villa, in piena distensione. Una sorta di quiete dopo la tempesta. Chi dorme, chi legge, chi tenta di comporre musica. Stamattina mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. In alta quota, sul monte che prende il nome del paese che riposa alle sue pendici. La via che conduce alla cima porta un nome tra il ridicolo e l’inquietante: sentiero del Trabocchino. Poi, affrontandolo, si rivela ben poco comico. L’ultimo tratto era innevato e la salita è diventata una vera e propria arrampicata. Sulla vetta si è aperto un panorama mozzafiato. La montagna esercita su di me un fascino irresistibile, da sempre. Sotto il sole dei 1400 metri, il biancore delle plaghe di neve è accecante. Un soffio artico spazza i campi. I bucaneve tentano di aprirsi un varco circolare sotto il gelo. Non senti nulla, solo il fischio del vento. Ti piazzi al centro del pianoro e realizzi di essere nel bel mezzo della Bellezza. Di quella che riempie l’esistenza. E’ come se l’eternità si concentrasse tutta in un solo punto: qui ed ora, esattamente dove sei tu. Ho nelle orecchie la melodia persistente di “Mad world” nella cover di Gary Jules che fa da colonna sonora a “Donnie Darko”. Ed ora, eccoci qui, sparpagliati per la casa a riprendere fiato. Ma accomunati da un legame, un filo silenzioso: lo spettacolo che ci si è parato di fronte stamattina.

23/03/2008
La Bellezza oggi ci ha visitato nei termini di una nevicata memorabile. La mattina siamo partiti alla volta di Sassocorvaro, un paesino caratteristico come ce ne sono tanti sparsi nelle Marche. Usciti dalla visita della rocca, sulla strada del ritorno comincia a nevicare. La neve ci accompagna fino alla villa. Il biancore ci attira come api sul miele, perciò ci buttiamo subito a capofitto su un sentiero immacolato, giusto il tempo di parcheggiare l’auto. Al rientro, tante foto e un pupazzo di neve, con tanto di carota per naso e un paio di noci come occhi. Sembra di essere tornati bambini. Nello stereo, Giorgio Conte.

24/03/2008
Ci siamo alzati e un sole splendente picchiava duro sui cristalli di neve. Doccia veloce, spesa, poi si parte per una passeggiata sui campi innevati nel parco dei Sassi Simone e Simoncello. La neve intatta viene sporcata dai nostri passi fangosi e dalle infantili scritte “INTO THE WILD” che dissemiamo lungo il percorso. Ci sfianchiamo raggiungendo un punto panoramico spazzato dai venti. Poi, in lontananza, vediamo sopraggiungere un fronte nuvoloso piuttosto ostile. Nel giro di pochi minuti ci sorprende una tempesta di neve che seppellisce rapidamente le nostre tracce. Facciamo dietro front, ci distanzia dal paese circa un’ora e mezzo di cammino. Torniamo a casa zuppi e felici. Nel pomeriggio, nevica, torna il sole, nevica di nuovo. La sera, nulla di programmato, l'unica cosa certa è che domattina ci attende il ritorno in città ed è la sola, inevitabile nota stonata di una Pasqua che non dimenticherò facilmente. Il fuoco del camino, le chiacchiere degli amici e nello stereo, tutto Faber.

25/03/2008
Fine della favola

L.
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lunedì, 18 febbraio 2008
INTO THE WILD
(on air: "Eddie Vedder - Guaranteed ("Into the wild" soundtrack)




Oggi sono andato a vedere “Into the wild”, il film di Sean Penn attualmente nelle sale e tratto da una storia vera. Ne vorrei parlare ma trovo difficoltà a trovare le parole giuste. Penso che sia un capolavoro assoluto. Uno di quei film che, quando arrivi alla fine, vorresti ricominciare da capo e rivedertelo di nuovo. C’è una sincerità di intenzioni e di emozioni che fa accaponare la pelle. Ci sono numerosi momenti di commozione autentica. Che scaturisce con assoluta semplicità, senza retorica. E poi ci sono tutta una serie di tematiche che difficilmente lasciano indifferenti. Il viaggio, come percorso di ricerca personale e umana. Come tentativo di acchiappare la Bellezza con la b maiuscola. Che è anche una fuga dalle bruttezze della società. Dalle sue storture, dalla sua falsità, dalla sua ipocrisia.
Christopher McCandless, il protagonista, abbandona la sua famiglia rigidamente inquadrata, la sua vita agiata, la sua laurea fresca fresca, il suo futuro. I suoi soldi li devolve ad una organizzazione di beneficenza. Diventa “Alex Supertramp”, la sua nuova identità di nomade. Con sé solo uno zaino, i suoi amati libri (Tolstoj, London, Thoreau, Pasternak) e negli occhi la voglia di libertà. Di respirare l’aria pura dei paesaggi immensi. Delle vallate e delle montagne. Per una vita veritiera. Per capirci qualcosa. Ma lui ha già qualcosa da dire. E lo lascia in pegno a tutti coloro che incontra sulla sua strada: una coppia di hippies, un agricoltore simpatico e imbroglione, una giovane e bellissima cantautrice (interpretata da Kristen Stewart, di cui difficilmente riuscirò a dimenticare gli occhi di cristallo...) che si innamora di lui. E, infine, un vecchio disperato ma dignitoso, che grazie a Chris/Alex ritrova un’ultima spinta a vivere e ad uscire dal suo guscio senile. Tutti costoro ricorderanno per sempre questo ragazzo che, novello San Francesco, ha rifiutato la materialità del mondo per un confronto solitario con la Natura.
Chris/Alex continua la sua marcia infaticabile verso il Nord. Fino alla sua meta, l’Alaska, dove si installa nella carcassa di un bus abbandonato. E qui vive di nulla. Lui e la Natura. Nient’altro. Per giorni e giorni. Leggendo gli adorati testi che ha portato con sé. Ma proprio Tolstoj gli fa comprendere che “la felicità è reale solo se condivisa”. Non più da soli, quindi.
Mi fermo qui, il resto di questa storia magnifica dovrete scoprirlo voi.
Andate a vedere questo film. Perché non è un semplice film.
Ma la storia di chi ha avuto il coraggio disperato di rifiutare la falsità del mondo per inseguire Verità e Bellezza.
Un forte abbraccio,
L.

PS: l'ultimo fotogramma del film, un autoscatto del vero Christopher McCandless davanti al bus, solo e sperduto in Alaska, mette i brividi...
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domenica, 21 ottobre 2007
LA RAGAZZA DEL LAGO



Sono anni che sento recitare il de profundis del cinema italiano, e in tante occasioni, soprattutto nelle grandi kermesse cinematografiche internazionali, i sintomi di una morte imminente appaiono con maggiore evidenza. Poi però ti trovi di fronte a pellicole come “La ragazza del lago”, dell’esordiente Andrea Molaioli, e il piacere di ricredersi è notevole. Esordiente, poi, si fa per dire, dato che è lunga la sua carriera di assistente di registi del calibro di Nanni Moretti e Carlo Mazzacurati.

E’ una storia molto lineare, “La ragazza del lago”, senza impennate, senza improvvisi sbalzi di temperatura. Con al centro il ritrovamento del corpo senza vita di una ragazza. Un noir esistenziale, dove l’apparente apatia degli abitanti di uno sperduto borgo friulano si intreccia, in una trama inestricabile, con i tormenti privati e soffocati del commissario Sanzio. Interpretato dal miglior Toni Servillo che io abbia mai visto.


Uno dei più grandi attori italiani del momento. Sommesso, realistico, mai caricaturale, misuratissimo in ogni scena. Assolutamente perfetto, nella parte di un uomo attraversato da una confusione emotiva indicibile, ma sempre trattenuta dietro le sbarre di una maschera impenetrabile, glaciale. Duro, scorbutico, antieroe, e perciò umano, vero. Insegue una verità amarissima, che si manifesta solo nelle ultime sequenze del film, senza alcun clamore, anzi quasi sibilata, sussurrata. Per due ordini di motivi: perché è orribile e perché, soprattutto e paradossalmente, è normale. Consumata nella quotidianità di vite ordinarie.



[Il trailer del film]

Cast di prim'ordine dove svettano, oltre a Servillo, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto e Valeria Golino. Solo conferme, è chiaro. Formalmente, i punti di contatto con “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino (film che ho amato smisuratamente) sono tanti, a cominciare dal contrasto tra la colonna sonora, a metà tra chillout e  minimalismo elettronico, e scene staticissime. E dalla dimensione quasi metafisica in cui il commissario si muove, quasi fosse un acquario. Un paesaggio emotivo immobile, cristallizzato in esistenze sempre uguali a se stesse e guardato attraverso gli occhi di un uomo che combatte giorno per giorno una sua personale guerra contro il vuoto e il nulla che lo circondano. Attraverso le uniche armi che conosce: intelletto, disillusione, ironia.
Fortemente consigliato.

L.
Postato da lucamadeus alle 13:18 - Permalink
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lunedì, 11 giugno 2007
Postato da lucamadeus alle 00:41 - Permalink
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giovedì, 14 dicembre 2006
LA GRANDE SERA
(on air:"G.Delerue - Theme de Camille da Le Mèpris")



[ciò che si apriva agli occhi al ritorno da una passeggiata serale]

Ascoltare il “Theme de Camille” di George Delerue da Le Mèpris” ("Il disprezzo") di Jean-Luc Godard  è un pò come riemergere.
Seguendo i venti inattesi che trascinano con sè le anime cadute. Fuori dal buio in cui si scivola più o meno inconsapevolmente. Vieni riacciuffato per i capelli e tirato fuori dalle acque limacciose in cui rimani invischiato. A tanto possono arrivare le note di un brano.
Odio la retorica. E’ ampollosa, suona falsa, ipocrita. Non è genuina.
Ma temo di caderci inevitabilmente, rileggendo i commenti, i messaggi e le sollecitazioni che mi avete lasciato nell’ultimo post, mentre la musica incalza nelle cuffie. Non avrei mai pensato di essere circondato da un simile calore. Che fortuna avervi incontrati. Insperata. Piano piano risponderò a tutti, con affetto meticoloso.
Nell’ultimo fine settimana è come se avessi oltrepassato una soglia. Prima di partire, mi ero perso. Seriamente. Non mi riconoscevo più. Ho staccato la spina e mi sono tuffato nella solitudine dei monti, in compagnia unicamente di persone essenziali, di cui non potrei fare a meno nemmeno se volessi. Porto con me qualche ferita rimarginata, i segni di una lotta. E un pò di consapevolezza in più.
Ed eccomi di nuovo qui. Un nuovo approdo e un nuovo inizio.
Ripartiamo insieme?

L.

***************AGGIORNAMENTO DEL 15-12-2006***************
Uno dei miei più cari amici, che di sicuro avete letto qui da
me di tanto in tanto in qualche commento, ha appena iniziato
la sua avventura splinderiana: http://diariodiunperdigiorno.splinder.com/
andate a trovarlo, mi raccomando! ;-)
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Postato da lucamadeus alle 00:54 - Permalink
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domenica, 17 settembre 2006
FRATRES
(on air: "Arvo Part - Fratres (Kronos Quartet)")

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Qua sotto trovate un sondaggino relativo al brano di Arvo Part, è rapidissimo, basta solo scegliere l'opzione desiderata e cliccare su "Vote", mi farebbe piacere avere un vostro giudizio...
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Create polls and vote for free. dPolls.com


questa magnifica foto e la successiva sono di PrimulaPaziente

Il brano che ascoltate in sottofondo esercita su di me un potere irresistibile. Si tratta di “Fratres” di Arvo Part, nella eccelsa esecuzione del Kronos Quartet, tratta dal CD “Winter was hard”. Come preannunciavo già a qualcuno di voi, credo sia dovuto al fatto che associo questa musica ad un periodo della mia vita a cui sono particolarmente legato, l’adolescenza. Non sto qui ad approfondire il discorso, non fregherebbe a nessuno, giustamente.

Se potete e volete, prendetevi 10 minuti della vostra vita e concentratevi su questi suoni di un incanto siderale. Non c’è molto da fare: bastano un paio di cuffie, il volume abbastanza alto (all’inizio la musica sembra quasi sussurrata dagli archi) e il raccoglimento di una notte, stellata o nuvolosa che sia. E una cosa fondamentale: gli occhi chiusi.


Arvo Part, 71 anni, estone, è reputato uno dei massimi compositori contemporanei di musica “colta”. Cosa rarissima, considerato che è ancora vivente (la storia insegna, purtroppo, che la grandezza di un artista viene solitamente riconosciuta dopo la sua morte). La sua tecnica compositiva, da lui definita “tintinnabuli”, è molto caratteristica e qui è spiegata abbastanza bene, per chi volesse sviscerare.


Per quanto mi riguarda, ascoltare “Fratres” e vedere superbe immagini come queste, raffiguranti le “mie” adorate Dolomiti, è qualcosa che va al di là di una comune esplicazione verbale. Non si può dire. Probabilmente è qualcosa che ha a che fare con l’Infinito. Con l’Aldilà. Con un Mondo che è al confine tra Reale e Irreale. Mi ci immergo, sospeso tra ricordi d’infanzia, sublimi impressioni, intuizioni paniche. Mi ci perdo, senza più cognizione del tempo e dello spazio.

[ieri pomeriggio]
mi ritrovo disteso nel letto, senza forze, in preda ad uno smarrimento che, presumo, ha radici profonde ma che, latente e silenzioso, riemerge di tanto in tanto quando sto male anche fisicamente, saranno tutti gli antibiotici che sto assumendo per debellare questa stramaledetta otite che mi perseguita da giorni, sembrava sparita, e invece rieccola, ma non è lei la causa, non è lei, è una debolezza che da corporea diventa spirituale, una spossatezza, un deperimento, quando ti senti schiacciato da forze superiori, quando anche muovere i muscoli di un dito diventa un’impresa, quando non sai che cazzo ti succede, insomma, mi ritrovo nel letto, come dicevo, e dormo un sonno pesante, profondo, mi risveglio in uno stato di semincoscenza, rimango immobile per almeno mezz’ora, gli occhi vagano, sono alla deriva, ma pian piano riprendo vita, mi pare una resurrezione ancora più snervante del riposo, non sto male, o per lo meno non nel senso classico del termine, anzi, vorrei rimanere così a lungo ma so che sarebbe peggio, allora mi forzo, cerco di alzarmi, mi ritrovo seduto e scompare tutto, pericolosamente in equilibrio su di un filo esilissimo, sottile e inconsistente, mi puntello, mi raddrizzo, ci provo, ci sono, ci sono ancora, esisto, resisto
rieccomi al Mondo […]

L.
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mercoledì, 07 giugno 2006
ALTEZZE
(on air: "R. Strauss - Beim Schlafengehen")



Hai idea di cosa sia tutto questo?
Credo sia Luce.
Non devi credere. Devi rispondermi con sicurezza.
E’ Luce.
Umana?
No.

PS: Una superstrega davvero speciale mi ha dedicato un racconto, incentrato sulla figura di un pianista. E allora, cara Corinne, per sdebitarmi in qualche modo, non posso far altro che dedicarti a mia volta la voce di Anna Tomowa-Sintow che canta il terzo sublime lied di Richard Strauss "Beim Schlafengehen", tratto dai Vier Letzte Lieder, il testamento spirituale del grande compositore tedesco. Esecutori d'eccezione: i Berliner Philarmoniker diretti dall'immenso Herbert von Karajan.

PPS: domani torna la mia carissima amica Claudina dalla Spagna, si fermerà 4 giorni!!!! :-)
Un abbraccio a tutti, notte
L.
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