Avete lasciato... *loading* orme sul Sentiero dei Rovi
Disclaimer
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giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può
pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del
7.03.2001
non viene subito in mente il visino da cerbiatto di Audrey Hepburn in
"Colazione da Tiffany" mentre la canta sognante, seduta sul
davanzale della propria finestra?
INFLUENZE, ISOTTE e via discorrendo
(nel video: "Jessye Norman sings Liebestod")
La storiella del precedente post necessita di un complemento un po’ meno divertente. In realtà, il malessere di quei primi giorni era l’anticamera dell’influenza, la cosiddetta “Pacifica” (di nome, NON di fatto). Era da un pezzo che non la beccavo. A tutt’oggi mi ritrovo barricato in casa, circondato da antibiotici, fazzoletti, decongestionanti, termometri e via dicendo. Mi sembra di essere una fontana, la bronchite mi devasta ad ogni colpo di tosse, non dormo praticamente mai e i segni di miglioramento si contano giorno per giorno sulla punta delle dita. Vabbè, come dice quel luminare del mio medico: “deve fare il suo corso”… L’unico aspetto positivo (non da poco!) della faccenda è che sto procrastinando di qualche giorno il ritorno in ufficio, di conseguenza anche le bestemmie del mio capo stanno subendo un gradevole ritardo.
In questa fase di smaccata nullafacenza, quando non impegnato in espettorazioni, termomisurazioni, maledizioni, le mie attività si riducono a due: leggere e suonare, da sempre fonti primarie di sopravvivenza per me. Anche YouTube mi ha tenuto piacevole compagnia, e mi sono reso conto che è veramente un pozzo senza fondo. Ho trovato pure la sigla di un programma sulla salute, “Check up” (ogni riferimento al mio stato attuale è puramente casuale…) che la RAI trasmetteva nei primi anni ’80: http://www.youtube.com/watch?v=9-N3q4PIERA
Cercavo questa musica da un mucchio di tempo, sapete quelle “operazioni nostalgia” delle serie voglio farmi del male? Ecco.
Poi ho finalmente scovato quella che, secondo me, è una delle più belle e intense esecuzioni della “Isoldes Liebdestod” dal “Tristan und Isolde” di Richard Wagner. Trovate il video in alto, allegato a questo post. Canta Jessye Norman, voce potente, cupa, perfetta nell’interpretare le musiche della “sacra Trimurti” tedescaWagner/Mahler/Strauss. Un provatissimo, commosso Herbert von Karajan dirige gli immensi Wiener Philarmoniker. Seriamente, il “Tristan” è una delle opere più belle e coinvolgenti che siano mai state scritte. Emozione palpabile, allo stato puro. Se alla fine del video, quasi inconsapevolmente, doveste ritrovarvi con il volto rigato di lacrime, niente paura: ci sarebbe da preoccuparsi del contrario! ;-)
KAROL, ANCORA LUI
(on air: "Szymanowski - Etude op.4 n.1 (Luca)")
Questa foto di Karol Szymanowski al piano è impressionante. Perché, vi chiederete voi. Non lo so, non c’è un motivo particolare. E’ solo che vedere uno dei miei compositori preferiti ritratto davanti al suo strumento, più o meno negli anni in cui ha dato alla luce le sue prime opere per piano, quelle giovanili che io adoro (a discapito delle altre, per cui è realmente passato alla storia), mi fa un certo effetto. E poi la foto è venuta leggermente mossa, il viso sfocato e pallido pare quello di un fantasma. Dietro, appesi al muro, si riconoscono i ritratti di Chopin, grande al centro, e Wagner, più piccolo sulla destra.
Quello che ascoltate in sottofondo è il primo dei suoi Quattro Studi op.4, composti intorno al 1902-1904. L’ho registrato qualche giorno fa. Succede molto raramente che una mia esecuzione mi soddisfi e in genere, per quanto mi riguarda e paradossalmente, il grado di appagamento è inversamente proporzionale al lavoro compiuto. Più studio e peggio suono. In questo caso, una volta tanto posso dire di aver smentito tale regola. Ho studiato con precisione questo pezzo per molti giorni, mi ci sono applicato con rigore maniacale, come spesso mi succede con Szymanowski (cosa per altro inevitabile, considerata la difficoltà tecnica dei suoi pezzi pianistici) e almeno in parte ritrovo i miei pensieri tradotti in musica.
L’influenza di Alexander Skriabin sullo Szymanowski giovanile è indubitabile e fortissima. Eppure si intravede una forza creativa personale. Forse proprio in quel respiro malinconico e sofferto che permea tutta la sua prima produzione e che gli proviene dal legame con la sua terra natale, la Polonia.
Non lo so. A me sembra, ascoltando questo brano e nello stesso tempo osservando la foto, che Szymanowski avesse qualcosa dentro. Qualcosa di irrisolto che lo tormentava. E che filtrava attraverso i suoi occhi vitrei, la sua carnagione esangue, il suo portamento nobile. Come un febbrile e affannoso desiderio di annientamento, celato dietro una maschera immobile e tetra.
AMARCORD
(on air: "Giovanni Mirabassi - Le chaland qui passe")
[Giovanni Mirabassi - Le chaland qui passe, dall'album "Cantopiano"]
Stamattina, ore 10:30. La mia nonna materna, Alda, l’unica rimasta.
“Una delle poche cose buone della mia vita è stata il lavoro. Sai, la scuola non mi piaceva. A 10 anni consegnavo i vestiti alle signore. Mi davano sempre qualche moneta di mancia, così potevo prenderci qualcosa da mangiare che mi piaceva. Imparavo il mestiere della sarta, e così, pian piano, sono progredita. Poi c’è stata l’occupazione, e lì di lavoro non ce n’era. Lì, il lavoro era la Resistenza. Un periodo buio, difficile tirare avanti. Ma ne siamo venuti fuori, e abbiamo ricominciato. Al negozio veniva tanta di quella gente…! Fai conto che nonno era stato operaio, impiegato, eppure era capace di allestire delle vetrine bellissime. Uno stile nuovo, diverso. La città non era abituata. Veniva gente importante… I rappresentanti portavano le stoffe, e io le sceglievo personalmente. Ricordo che una volta una signora mi ha commissionato un vestito da sposa per la figlia quando avevamo già chiuso l’attività. Me lo chiedeva con insistenza perché ci teneva che glielo facessi io. Non badava a spese, e mi sono sbizzarrita. La gonna l’ho fatta in modo che sembrasse una rosa, cucendogli in fondo delle listarelle di stoffa. Il corpetto era di organza e terminava con dei pizzi. Le ho fatto prendere anche dei guanti e il velo era corto, non di quelli lunghi lunghi…Era splendido, e la ragazza bellissima!
Ho amato il mio lavoro…
[…]
Ti ricordi quando eri piccolo e venivi in negozio? Giocavi con la vecchia calcolatrice di nonno… E Luana? Aveva il negozio qui a fianco. Quant’era contenta quando ti vedeva. Ti sedevi sulle sue ginocchia e dicevi a tutti: “Amico mio!”, indicando le persone con il ditino…”
Mentre parla, con movimenti incerti delle mani malferme disegna nell’aria immagini note solo a lei.
Gli occhi malandati nascosti dietro i grandi occhiali, smarriti in un pensiero o nella fatica di formularlo. Sempre più piccola e curva, sprofondata nella vecchia vestaglia. Ogni istante passato con lei è prezioso e non me lo voglio perdere. E anche se sono storie che ho già sentito tante volte, non mi stancherò mai di ascoltarle.
Per imprimerle nella memoria e poterle un giorno rivivere attraverso i suoi occhi.
L.
EN PASSANT
(nel video: "Per Lasson - Crescendo (Luca)")
[Per Lasson - Crescendo (Luca)]
Dunque, tutto comincia con un antipasto di pesce, sabato sera. Il giorno dopo, tutto ok, neanche un’ombra di malessere. La notte tra domenica e lunedì, invece, un calvario dal vago sapore cristologico. Quando vado a letto, sento già l’intestino in via di incazzatura. Mi giro e rigiro, senza riuscire a prender sonno. Dalle 3 di mattina in poi è solo strazio e tribolazione, che non sto a dire diffusamente perché vi farei passare quella voglia residua che vi rimane di leggere il mio blog. Dico solo che ho vomitato pure l’anima. Il giorno dopo, la febbre ha oscillato instancabilmente tra i 37.5 e i 38.5, sfiancandomi ulteriormente. Oggi sto meglio, ma mi sento ancora un po’ rotto. Come se mi fosse passato sopra un tir, per intenderci. Ci sarebbero gli estremi per una denuncia, visto che altre due persone che erano con me hanno avuto stessi identici sintomi. E non è detto che non lo faccia.
Mi sono beccato tre giorni di malattia, e questa è forse l’unica nota positiva di tutta la storia. Perché ho un po’ di tempo per dedicarmi alle cose che amo di più. Come leggere o suonare. Sto rileggendo “Se questo è un uomo”, dell’amatissimo Primo Levi. Ho trovato dei documenti molto interessanti su YouTube, che meritano decisamente una visione. Ieri sera, nella catatonia della convalescenza, ho visto “Fateless – Senza destino”, un toccante film sull’Olocausto. Protagonista, un ragazzino, che conosce le atrocità dei campi di sterminio nazisti. Non finirò mai di chiedermi com’è stato possibile che l’uomo abbia potuto commettere simili atrocità nei confronti dell’uomo.
Musica. Sto suonando parecchio ultimamente. Ho trovato spartiti molto rari, che sono un po’ la mia passione. Certo, i classici sono e rimangono immortali. Beethoven, Schubert, Brahms, Chopin. Ma c’è tutta una schiera di compositori minori e dimenticati che ha scritto cose pregevoli e di qualità molto alta. Come questo “Crescendo”, di un tal Per Lasson, a occhio uno svedese, di cui è praticamente impossibile reperire qualche informazione pure su internet, dove solitamente si trova di tutto. Pura Belle Epoque. Un periodo che, musicalmente parlando, è stato fecondissimo.
Un grazie a tutti voi che continuate a passare, nonostante la mia latenza dai vostri spazi. Ormai vengo su splinder quasi solo per scrivere le mie baggianate, e con una frequenza sempre minore. E’ una fase, può progredire o regredire. Per ora, sono ancora qui.
Ieri, alla ricerca dell’Arte. Si prende e si parte per Forlì, alla volta dei Musei Domenicani. La giornata è tersa, tipicamente primaverile. Pochissimo traffico sulla A14. Raggiungiamo con facilità la sede della mostra, fornita pure di un ottimo parcheggio.
Appena entrati, capisco con chiarezza che sarà qualcosa di magico. E’ tutto molto ben strutturato: si procede dapprima attraverso una serie di sale che definiscono il contesto storico in cui ha operato Silvestro Lega(1826-1895). Il riflusso degli ideali risorgimentali. L’Italia appena unita ma ancora così disgregata. L’avvento dell’elettricità. L’economia fondata sull’agricoltura e l’industria nascente.
Lega è il poeta del semplice. All’eroismo dei patrioti e dei valori risorgimentali, oppone un intimismo commovente. Sarei stato capace di sostare per ore di fronte ad opere come “Un dopo pranzo (Il pergolato)” o come “La visita”. Niente più clamori né grida. Solo il sommesso lavoro dei campi al tramonto. O uno stornello cantato da tre donne di fronte al pianoforte ("Il canto dello stornello", 1867). Le passioni ormai sono rinchiuse dentro i personaggi. Dentro quella borghesia di stampo rurale che abitava nelle campagne.
Ascoltando il mirabile Notturno op.70 n.1 di Giuseppe Martucci (strimpellato nel video in alto da me), composto all’incirca negli stessi anni in cui operava Lega, mi pare inevitabile azzardare un accostamento con la temperie dei Macchiaioli. I piccoli grandi drammi borghesi, i grandi amori, le grandi speranze di un’Italia ancora giovanissima, che si rispecchia nella retorica di De Amicis, Carducci, Pascoli e il primo D’Annunzio.
E’ l’Italia dei nostri più recenti avi. E non posso non guardare con emozione al dagherrotipo della fine dell’800 dei miei bisnonni che tengo appeso in sala. Mano nella mano, lui i grandi baffoni e un abito scuro. Lei vestita di una gonna ampia e chiara, le trecce sparse sulle spalle.
E, negli occhi, le speranze di un’Italia ancora da fare.