Avete lasciato... *loading* orme sul Sentiero dei Rovi
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7.03.2001
Trascrizione per piano solo di un meraviglioso Lied
di Franz Schubert. Dopo aver passato svariate "fasi schubertiane"
ormai ho deciso: è il mio compositore preferito!
questa, secondo me, è una delle partiture più belle del grande Maestro italiano:
"Playing love" da "La leggenda del pianista sull'oceano" di Giuseppe Tornatore
una grande colonna sonora per un grande film
amo Tenco da una vita ma l'ho affrontato solo di recente
perchè non mi sono mai ritenuto sufficientemente pronto ad eseguirlo,
è di una bellezza talmente accecante che mi intimorisce e ho sempre
provato nei suoi confronti una sorta di timore reverenziale:
ora voglio provarci
Rispondo in breve a chi gentilmente mi chiedeva notizie sul concerto che ho fatto lo scorso venerdì. E’ stata davvero una gran bella esperienza. Ho ripreso a suonare in pubblico dopo 5 anni di silenzio totale, e già questo per me è un obiettivo raggiunto. Quanto a me, nonostante le condizioni avverse (caldo afoso, un pianoforte che non mi rispondeva granchè, acustica mediocre…), sono veramente molto soddisfatto, ho reagito bene, anche se al termine ero stremato. Esattamente come mi capitava 5 anni fa, continuo sempre a dare il massimo, tutto me stesso, quando suono di fronte agli altri. Stavolta poi c’era la componente dei brani composti da me, emotivamente non trascurabile. E’ andata che meglio non si poteva. Non tanta gente, è vero, e tutta accorsa tramite un passaparola di pochi giorni. Ma la quantità era una questione secondaria. Quella che c’era ha mostrato un gradimento che, confesso, non mi aspettavo così intenso nei confronti dei miei pezzi. Ed è questo che mi interessava primariamente, ciò che mi ha spinto ad organizzare tutto da solo questo concerto. Non dico altro perché si è sempre pessimi giudici di se stessi. Io poi sono specializzato nel farmi a pezzi.
La strada è quella buona, penso di averlo appurato definitivamente. Tutto sta a batterla con costanza e convinzione. C’è chi da sempre dice che mi trasformo quando suono in concerto. Forse è vero, sta di fatto che anch’io mi sento diverso, e mi sembra per un attimo di uscire dai ristretti e anonimi panni quotidiani. Respiro un’aria diversa sul palco, di fronte alla tastiera. E’ qualcosa che, realmente, non si può spiegare a parole. Bisogna provarlo.
Ringrazio di cuore tutti quelli che c’erano e che mi hanno dimostrato con così tanto calore il loro apprezzamento. Una per tutti, Raffaella, persona gentilissima e amabile delle mie parti, conosciuta un po’ per caso qui nel caotico mondo dei blog. Che, troppo buona, ha dedicato pure un post all’occasione. Ma soprattutto Ale, che tra foto e video ha lavorato sin troppo!
Ci credo fermamente in questa cosa e voglio andare avanti. Fosse anche solo per loro.
Ma soprattutto per me.
Un caro saluto,
L.
HEARTLAND
(nel video: "Keith Jarrett Solo "Heartland" 1981 on The Tomorrow Show")
E’ da un pezzo che non scrivo. Torno a farlo sulle note del mio amato Keith. La mia venerazione nei suoi confronti non conosce limiti temporali. Dalla prima volta in cui ho sentito una sua nota, fino ad oggi, non ho mai smesso di ascoltarlo. In questo video, realizzato durante un'intervista del 1981, rielabora all’impronta, come suo solito, un brano che appare, anche se in forma molto diversa, come bis dello splendido Concerto di Bregenz, più o meno degli stessi anni. Si intitola “Heartland”. La sua capacità di vivificare melodie ha del sovrumano. Sotto le sue dita la musica prende forma, è come un castello che viene lentamente edificato, è un fuoco che non conosce sosta e viene continuamente riattizzato. E subito diventa inequivocabilmente sua. Straordinaria è anche l’intensità con cui sente la musica. Ogni pulsazione ritmica viene sottolineata da un gesto delle spalle o del capo, o addirittura dell’intero corpo. Jarrett suona con tutto quello che ha a disposizione, non solo con la testa e le mani. C’è un punto del video, verso la fine, in cui sembra ballare. E il connubio di pensiero e forma, musica e gesto è magico. Genio puro.
Buon ascolto,
L.
[...]
Per chi vive all'incrocio dei venti
ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia. [...]