domenica, 23 novembre 2008
FRANZ SCHUBERT - AN DIE MUSIK



[dedicato alla famiglia di un mio carissimo amico, che ha subito
di recente un lutto grave ed inaspettato]
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lunedì, 30 giugno 2008
POST CONCERTO



Rispondo in breve a chi gentilmente mi chiedeva notizie sul concerto che ho fatto lo scorso venerdì. E’ stata davvero una gran bella esperienza. Ho ripreso a suonare in pubblico dopo 5 anni di silenzio totale, e già questo per me è un obiettivo raggiunto. Quanto a me, nonostante le condizioni avverse (caldo afoso, un pianoforte che non mi rispondeva granchè, acustica mediocre…), sono veramente molto soddisfatto, ho reagito bene, anche se al termine ero stremato. Esattamente come mi capitava 5 anni fa, continuo sempre a dare il massimo, tutto me stesso, quando suono di fronte agli altri. Stavolta poi c’era la componente dei brani composti da me, emotivamente non trascurabile. E’ andata che meglio non si poteva. Non tanta gente, è vero, e tutta accorsa tramite un passaparola di pochi giorni. Ma la quantità era una questione secondaria. Quella che c’era ha mostrato un gradimento che, confesso, non mi aspettavo così intenso nei confronti dei miei pezzi. Ed è questo che mi interessava primariamente, ciò che mi ha spinto ad organizzare tutto da solo questo concerto. Non dico altro perché si è sempre pessimi giudici di se stessi. Io poi sono specializzato nel farmi a pezzi.
La strada è quella buona, penso di averlo appurato definitivamente. Tutto sta a batterla con costanza e convinzione. C’è chi da sempre dice che mi trasformo quando suono in concerto. Forse è vero, sta di fatto che anch’io mi sento diverso, e mi sembra per un attimo di uscire dai ristretti e anonimi panni quotidiani. Respiro un’aria diversa sul palco, di fronte alla tastiera. E’ qualcosa che, realmente, non si può spiegare a parole. Bisogna provarlo.
Ringrazio di cuore tutti quelli che c’erano e che mi hanno dimostrato con così tanto calore il loro apprezzamento. Una per tutti, Raffaella, persona gentilissima  e amabile delle mie parti, conosciuta un po’ per caso qui nel caotico mondo dei blog. Che, troppo buona, ha dedicato pure un post all’occasione. Ma soprattutto Ale, che tra foto e video ha lavorato sin troppo!
Ci credo fermamente in questa cosa e voglio andare avanti. Fosse anche solo per loro.
Ma soprattutto per me.
Un caro saluto,
L.
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giovedì, 27 marzo 2008
PASQUA INDIMENTICABILE
(on air: "Fabrizio De Andrè - Per i tuoi larghi occhi")



[ho patito un gelo considerevole per scattare questa foto notturna...]

21/03/2008
Appena arrivati a Carpegna, intorno alle 14, ci ha accolto il gelo della villa. Credo fosse da Natale che nessuno ci ha più messo piede. Nell’attesa che il calore del cherosene facesse effetto, dopo pranzo siamo subito usciti in cerca di qualcosa, forse un po’ di Bellezza. L’abbiamo trovata su un sentiero negli immediati pressi della casa. Si sale per un centinaio di metri, fino ad un pianoro che domina la valle. Il cielo non promette nulla di buono. Nero come la pece. La sera, confidenze intorno al camino, mentre la voce squillante e sottile di Petra Magoni fa da tappeto sonoro.

22/03/2008
E’ sabato. Lo stereo diffonde la musica crepuscolare di  “Five leaves left” di Nick Drake. Sono le 16 circa e siamo tutti sparsi per la villa, in piena distensione. Una sorta di quiete dopo la tempesta. Chi dorme, chi legge, chi tenta di comporre musica. Stamattina mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. In alta quota, sul monte che prende il nome del paese che riposa alle sue pendici. La via che conduce alla cima porta un nome tra il ridicolo e l’inquietante: sentiero del Trabocchino. Poi, affrontandolo, si rivela ben poco comico. L’ultimo tratto era innevato e la salita è diventata una vera e propria arrampicata. Sulla vetta si è aperto un panorama mozzafiato. La montagna esercita su di me un fascino irresistibile, da sempre. Sotto il sole dei 1400 metri, il biancore delle plaghe di neve è accecante. Un soffio artico spazza i campi. I bucaneve tentano di aprirsi un varco circolare sotto il gelo. Non senti nulla, solo il fischio del vento. Ti piazzi al centro del pianoro e realizzi di essere nel bel mezzo della Bellezza. Di quella che riempie l’esistenza. E’ come se l’eternità si concentrasse tutta in un solo punto: qui ed ora, esattamente dove sei tu. Ho nelle orecchie la melodia persistente di “Mad world” nella cover di Gary Jules che fa da colonna sonora a “Donnie Darko”. Ed ora, eccoci qui, sparpagliati per la casa a riprendere fiato. Ma accomunati da un legame, un filo silenzioso: lo spettacolo che ci si è parato di fronte stamattina.

23/03/2008
La Bellezza oggi ci ha visitato nei termini di una nevicata memorabile. La mattina siamo partiti alla volta di Sassocorvaro, un paesino caratteristico come ce ne sono tanti sparsi nelle Marche. Usciti dalla visita della rocca, sulla strada del ritorno comincia a nevicare. La neve ci accompagna fino alla villa. Il biancore ci attira come api sul miele, perciò ci buttiamo subito a capofitto su un sentiero immacolato, giusto il tempo di parcheggiare l’auto. Al rientro, tante foto e un pupazzo di neve, con tanto di carota per naso e un paio di noci come occhi. Sembra di essere tornati bambini. Nello stereo, Giorgio Conte.

24/03/2008
Ci siamo alzati e un sole splendente picchiava duro sui cristalli di neve. Doccia veloce, spesa, poi si parte per una passeggiata sui campi innevati nel parco dei Sassi Simone e Simoncello. La neve intatta viene sporcata dai nostri passi fangosi e dalle infantili scritte “INTO THE WILD” che dissemiamo lungo il percorso. Ci sfianchiamo raggiungendo un punto panoramico spazzato dai venti. Poi, in lontananza, vediamo sopraggiungere un fronte nuvoloso piuttosto ostile. Nel giro di pochi minuti ci sorprende una tempesta di neve che seppellisce rapidamente le nostre tracce. Facciamo dietro front, ci distanzia dal paese circa un’ora e mezzo di cammino. Torniamo a casa zuppi e felici. Nel pomeriggio, nevica, torna il sole, nevica di nuovo. La sera, nulla di programmato, l'unica cosa certa è che domattina ci attende il ritorno in città ed è la sola, inevitabile nota stonata di una Pasqua che non dimenticherò facilmente. Il fuoco del camino, le chiacchiere degli amici e nello stereo, tutto Faber.

25/03/2008
Fine della favola

L.
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martedì, 01 gennaio 2008
FELICE ANNO NUOVO!



Per inaugurare l’anno nuovo, vi racconto la storiella della mia fine d’anno.
L’altroieri notte è venuto a farmi visita un mio caro amico che non vedevo da diverso tempo, Mal di Gola. Non mi ha fatto chiudere occhio, costringendomi a chiacchierare del più e del meno per tutta la nottata fino all’alba. Ogni tanto si alzava gironzolando per casa, per poi ripresentarsi puntuale ai pasti, tenendomi compagnia. Ad un certo punto, verso ora di pranzo, suona il citofono ed ecco un’altra amica di vecchia data, Febbre. Un tempo io, Mal di Gola e Febbre eravamo inseparabili, formavamo un gruppetto di amici formidabile. Hanno deciso di rifarsi vivi per festeggiare insieme la fine dell’anno! “Che pensiero gentile avete avuto”, esclamo. Figuratevi, con Febbre ci sono pure finito a letto nel pomeriggio, con grave disappunto di Mal di Gola, relegato come sempre al ruolo di voyeur. “E’ la tua condanna”, mi diverto a stuzzicarlo. Nel pomeriggio si aggiunge Tosse, ragazza simpaticissima con cui sono rimasto tuttora in buoni rapporti.
Verso sera avevo appuntamento con altri amici per festeggiare l’anno nuovo. Allora, prendo Febbre da una parte e le dico: “Senti, purtroppo dove vado non posso portarti con me, perché siamo in troppi”. Lei versa qualche lacrima, si gira dall’altra parte e si ficca sotto le coperte, mormorando “Sempre così!”.
E’ stata una bella festa, a casa di Fra, con Gianlu e i nostri famigliari.
Tosse è stata un po’ mogia per tutta la serata: a volte spariva inspiegabilmente, per poi tornare ancora più avvilita di prima. Solo Mal di Gola mi è stato fedelmente vicino, da buon amico. O almeno così credevo. Perché ad un certo punto non l’ho più visto. Screanzato, non ha nemmeno aspettato di festeggiare insieme la fine dell’anno!
Al mio ritorno, Febbre non era più nel mio letto. Sul cuscino, un biglietto:
“Mi hai ferita, scappo con Mal di Gola, addio!”.
E vissero felici e contenti…
…ma io ancora più felice e contento di loro! :-)

Che il 2008 vi porti gioia, serenità e la realizzazione dei vostri sogni.
BUON ANNO A TUTTI, un caro abbraccio

L.

PS: ah, Tosse è ancora qui con me, s’intende… ;-)
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mercoledì, 07 novembre 2007
Příští stanice: PRAHA!
(on air: "B.Smetana - Extract from "La Moldava")




Descrivere Praga è un’impresa improba, soprattutto venendo dopo Gianlu (compagno di viaggio strepitoso), che l’ha già fatto prima di me in maniera semplice ed eccellente. Mi ero studiato un pochino la città prima di partire, segnandomi le principali attrazioni. Era tutto un po’ confuso nella mia testa. Ma solo la sera del primo giorno mi sono reso conto di quello che avevo di fronte. Come spinto da qualcosa di indefinito, decido che è ora di dirigersi in quel posto magico che è il Ponte Carlo proprio al tramonto. Non è dato spiegare le sensazioni che attraversano l’animo percorrendo quell’antico collegamento tra una sponda e l’altra della Moldava, mentre le luci dei lampioni si stanno accendendo. E il Castello, con al suo interno la Cattedrale di San Vito, risplende esattamente davanti a te in tutta la sua solennità. La Città Vecchia (Staré Město) risponde ammonticchiando quasi uno sopra l’altro i suoi innumerevoli tetti rossi. Ho deciso che la Piazza della Città Vecchia è mia, solo mia. E’ come un salotto accogliente che ti abbraccia da ogni angolo. Ti senti a casa e ci torni ogni volta che puoi. Per ritrovare il conforto di un luogo che, sin dal primo impatto, ti appartiene. I negozi scintillanti, i locali confortevoli, gli scorci suggestivi, le architetture sontuosamente mitteleuropee e le viuzze colorate. Sembra di stare nel paese delle fiabe. In ogni chiesa, un concerto. Tutti i negozi musicali che ho incontrato parlavano la mia lingua, la musica classica. Smetana, Suk, Novak. C’è una piazza, davanti al Teatro Rudolfinum, dove si può ammirare la statua di Antonin Dvorak. E poi il Quartiere Ebraico con le sue sinagoghe e l’atmosfera kafkiana, la divertente litania della “příští stanice” nella Metro, le corse ai semafori pedonali troppo brevi, la funicolare per la collina di Petrin sopra Malà Strana, le risate fino alle lacrime prima di prender sonno, i caffè talmente lunghi da sembrare acqua sporca, la cena nel battello sulla Moldava, le orchestrine nomadi, il vento gelido e le foglie d’autunno.
Quattro giorni splendidi. In una delle città più belle e poetiche che abbia mai visto.
L.

PS: mi raccomando, non dimenticate di ascoltare il brano di Bedrich Smetana nella webradio: rappresenta Praga più di qualsiasi altra parola.
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martedì, 30 ottobre 2007
(MICRO)VIAGGIO A PRAGA



Altro viaggio, altra meta. Per il ponte di Novembre, pochi giorni, mi concedo un’incursione a Praga. La comitiva che mi accompagna è piacevolmente eterogenea, ancor più di quella creatasi per il viaggio a Barcellona di quest’estate: la dott.ssa Miriam, medico fresco di specializzazione e vulcano di energia; Ale, ormai collaudato nonché eccellente compagno di viaggi; e Gianlu, amico fraterno e apprezzato blogger, meglio conosciuto come "Perdigiorno" (chi dei miei lettori frequenta il suo blog ha imparato a conoscerne l’inossidabile ironia e lo spiccato sense of humour). Gli ingredienti ci sono tutti per passare 4 giorni divertenti e interessanti. Mi sembra già di sentir risuonare le tessiture avvolgenti e l'inconfondibile melodia de "La Moldava", il più famoso dei 6 poemi sinfonici che compongono il ciclo "La mia patria" di Bedrich Smetana, dedicato al grande fiume che passa per Praga.
Unica variabile impazzita, il tempo: qui sembra di essere in piena Apocalisse.
Un adagio piuttosto noto dice: “sposa bagnata, sposa fortunata”.
…vale anche per i viaggi?
Un caro saluto e un forte abbraccio a tutti,
L.
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sabato, 01 settembre 2007
VARIE ED EVENTUALI
(on air: "Schumann - Melodia op.85 (Luca- Steinway Studio)")



Barcellona: giochi d'acqua colorati al Montjuïc
(circa mezz'ora di prove per fare questa foto...)




On Air: Schumann - Melodia op.85 (Luca- Steinway Studio)

Questo sarà un post molto sconclusionato, temo.
E’ iniziato il countdown, lunedì si ricomincia a trottare alla grande. Già intravedo le 45.000 emails che mi attendono “cordialmente” in ufficio. Barcellona ancora nel cuore, e sarà difficile da scacciare. Cioè, io non voglio scacciarla, ma sarebbe il caso, perché non posso iniziare a lavorare con il perenne ricordo di un bel momento nella testa. Sarei totalmente deconcentrato, e con il bestemmia-man in circolazione non è cosa buona. Anyway…
Ho appena finito un libro stratosferico: “Chiedi alla polvere” di John Fante. Da cui è stato tratto un film con Salma Hayek e Colin Farrell che la critica ha per lo più considerato mediocre ma che a me non è dispiaciuto. Però dovrei rivederlo, alla luce della lettura recente. Il libro è a tratti eccessivo, barocco, furibondo, frenetico, a tratti lirico, spazioso, immobile come le grandi distese desertiche che circondano L.A. Storia originalissima. Un amore strano, nato dal risentimento sociale, personale, anche fisico, se vogliamo. Un tira e molla disperato.
Cos’altro? Ah sì, appena tornato da Barcellona ho acquistato online una tastiera musicale, in realtà è un controller MIDI, completo di pedalino sustain. La collego al pc e con un software di campionamento dei suoni davvero splendido (per l’ottimo rapporto qualità-del-suono/peso-del-programma) riesco a suonare un mucchio di strumenti diversi. Inoltre è come se avessi tre pianoforti a coda in casa, Steinway, Yamaha C7, i migliori insomma, e la cosa è abbastanza esaltante. E’ un sogno che si avvera, dopo averlo vagheggiato da parecchio.
Tant’è che sto registrando un po’ di pezzi miei, per lo più scaturiti dalla voglia di improvvisare che è risorta dopo tanto tempo grazie a tutto questo armamentario. Alcuni li avevo anche scritti diverso tempo fa, e li ho riesumati. Vorrei arrivare ad un buon numero di tracce, metterli su cd e farli sentire a qualcuno. Visto mai che si potesse produrre qualcosa di decente?…
Piuttosto: nel mp3 player in alto potete ascoltare un brano del mio amato Schumann che ho registrato ieri, suonando su uno Steinway, in ambiente da studio discografico (santi programmi di campionamento…;-)).

Un saluto, buon we e un abbraccio a tutti.
L.
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venerdì, 24 agosto 2007
BARCELLONA
(nel video: "Federico Mompou - Impresiones Intimas n.7 "Cuna"")




[Federico Mompou, barcellonese doc - Impresiones Intimas n.7 "Cuna"]

Non sono portato per i resoconti di viaggio dettagliati e pignoli, anzi li detesto.
Barcellona è semplicemente meravigliosa. Calda, accogliente come una mamma, con le sue vie addobbate a festa e gli anziani, pure, tutti in strada fino a tarda notte ad ascoltare scampoli di musica catalana su un palco improvvisato. Ti aggiri  per i vicoli madidi col naso in su, la bocca aperta, la nebbia negli occhi. Ti fai incantare dai colori e dalle luci di una metropoli che non dorme mai e non conosce riposo. La mattina, odore di pulito e di caffè. La notte, sudore e urina. Vita incessante nel suo compulsivo aggrapparsi al tempo che corre via inesorabile. Negli sguardi, nei paesaggi, negli agglomerati urbani e umani, la bellezza e la violenza della terra spagnola, forte, sanguigna, terrena, ma anche morbida, armoniosa, solare. Il ventre vellutato della città risuona come una cassa armonica delle note e i gesti degli artisti di strada. Si noleggia un’auto per un paio di giorni ed ecco Girona, una specie di Firenze in miniatura, e Andorra, principato arroccato sui Pirenei. Nella mente, nomi di persone: Gaudì, Güell, Dalì, Picasso, Mompou. Nomi di luoghi: Montjuïc, Tibidabo, Parc Güell, Barceloneta, Ramblas, Plaça Catalunya, Plaça Espanya, Barrì Gotic, Camp Nou, Colonia Güell. Nomi di edifici: La Pedrera, Casa Batllò, la Sagrada Familia, la Cattedrale di Sant'Eulalia. Troppe cose da elencare.
Voglio rimanere non con il ricordo preciso, ma con l’idea di ciò che ho visto, sentito, toccato.


Un saluto entusiastico a questa città bellissima.
Un autentico grazie ai miei compagni di viaggio nonché carissimi amici: Checco, Nello, Ale.
E un abbraccio sconfinato a Claudiña, cicerone eccellente, ospite impagabile, amica dolcissima.

L.
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sabato, 11 agosto 2007
!HASTA LUEGO!



Parto per Barcellona, dieci giorni senza nessun pensiero.
Parto per abbandonare temporaneamente la mia ombra inquieta.
Parto a ritrovare la “mia Claudiña”, amica di sempre.

Vi lascio con i versi sublimi di Franco Scataglini, uno dei più ispirati poeti italiani del ‘900, mio conterraneo.

Portonovo

La rosa de clausura
renvoltata 'ntra i spi'
pe' te vuria scarpi'
for de la rete scura

de 'n giardi' abandonato
('costo a l'anima giacia
del mar che la robacia
del fondo ha rigetato),

rete che se dismaia
ruginita dal sale.
Un ca' sorte dal sciale
de la nebia e me 'baia.


(da “So’ rimaso la spina”, del 1977)

In qualsiasi parte del mondo io possa recarmi, ci andrò con le sue righe scolpite dentro. Parole di casa.
Un abbraccio a tutti, e buone vacanze.
L.
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domenica, 29 luglio 2007
UNDER THE BOARDWALK
(nel video: "Keith Jarrett - Extract from Sapporo Concert (Luca)")




[Keith Jarrett  - Extract from Sapporo Concert (Luca)]
Dedicato a tutti gli amici, vecchi e nuovi
(con pensiero particolare a Narcy, che aspettava questo video da un pezzo... ;-))

Ecco, poi intervengono serate come quella di ieri, o anche quella di venerdì, ad appianare almeno parzialmente ma con efficacia i contrasti interiori. Al di là di tutto, gli ingredienti sono pochi e di una semplicità disarmante: un po’ di musica (buona, possibilmente) proveniente da una festa in lontananza, un muretto davanti al mare su cui sedersi (mi viene in mente una vecchia, bella canzone americana, “Under the boardwalk” dei “The Drifters”), qualcosa da bere e quattro risate con persone con cui ti senti bene e a tuo agio.
Non è per dire, ma non mi pare un traguardo poi così impossibile da raggiungere…
L.
Postato da lucamadeus alle 12:12 - Permalink
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