Sono anni che sento recitare il de profundis del cinema italiano, e in tante occasioni, soprattutto nelle grandi kermesse cinematografiche internazionali, i sintomi di una morte imminente appaiono con maggiore evidenza. Poi però ti trovi di fronte a pellicole come
“La ragazza del lago”, dell’esordiente Andrea Molaioli, e il piacere di ricredersi è notevole. Esordiente, poi, si fa per dire, dato che è lunga la sua carriera di assistente di registi del calibro di
Nanni Moretti e
Carlo Mazzacurati.
E’ una storia molto lineare,
“La ragazza del lago”, senza impennate, senza improvvisi sbalzi di temperatura. Con al centro il ritrovamento del corpo senza vita di una ragazza. Un noir esistenziale, dove l’apparente apatia degli abitanti di uno sperduto borgo friulano si intreccia, in una trama inestricabile, con i tormenti privati e soffocati del commissario Sanzio. Interpretato dal miglior
Toni Servillo che io abbia mai visto.
Uno dei più grandi attori italiani del momento. Sommesso, realistico, mai caricaturale, misuratissimo in ogni scena. Assolutamente perfetto, nella parte di un uomo attraversato da una confusione emotiva indicibile, ma sempre trattenuta dietro le sbarre di una maschera impenetrabile, glaciale. Duro, scorbutico, antieroe, e perciò umano, vero. Insegue una verità amarissima, che si manifesta solo nelle ultime sequenze del film, senza alcun clamore, anzi quasi sibilata, sussurrata. Per due ordini di motivi: perché è orribile e perché, soprattutto e paradossalmente, è normale. Consumata nella quotidianità di vite ordinarie.
Cast di prim'ordine dove svettano, oltre a Servillo, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto e Valeria Golino. Solo conferme, è chiaro. Formalmente, i punti di contatto con
“Le conseguenze dell’amore” di
Paolo Sorrentino (film che ho amato smisuratamente) sono tanti, a cominciare dal contrasto tra la colonna sonora, a metà tra chillout e minimalismo elettronico, e scene staticissime. E dalla dimensione quasi metafisica in cui il commissario si muove, quasi fosse un acquario. Un paesaggio emotivo immobile, cristallizzato in esistenze sempre uguali a se stesse e guardato attraverso gli occhi di un uomo che combatte giorno per giorno una sua personale guerra contro il vuoto e il nulla che lo circondano. Attraverso le uniche armi che conosce: intelletto, disillusione, ironia.
Fortemente consigliato.
L.