(on air: "Giovanni Mirabassi - Le chaland qui passe")

[Giovanni Mirabassi - Le chaland qui passe, dall'album "Cantopiano"]
“Una delle poche cose buone della mia vita è stata il lavoro. Sai, la scuola non mi piaceva. A 10 anni consegnavo i vestiti alle signore. Mi davano sempre qualche moneta di mancia, così potevo prenderci qualcosa da mangiare che mi piaceva. Imparavo il mestiere della sarta, e così, pian piano, sono progredita. Poi c’è stata l’occupazione, e lì di lavoro non ce n’era. Lì, il lavoro era la Resistenza. Un periodo buio, difficile tirare avanti. Ma ne siamo venuti fuori, e abbiamo ricominciato. Al negozio veniva tanta di quella gente…! Fai conto che nonno era stato operaio, impiegato, eppure era capace di allestire delle vetrine bellissime. Uno stile nuovo, diverso. La città non era abituata. Veniva gente importante… I rappresentanti portavano le stoffe, e io le sceglievo personalmente. Ricordo che una volta una signora mi ha commissionato un vestito da sposa per la figlia quando avevamo già chiuso l’attività. Me lo chiedeva con insistenza perché ci teneva che glielo facessi io. Non badava a spese, e mi sono sbizzarrita. La gonna l’ho fatta in modo che sembrasse una rosa, cucendogli in fondo delle listarelle di stoffa. Il corpetto era di organza e terminava con dei pizzi. Le ho fatto prendere anche dei guanti e il velo era corto, non di quelli lunghi lunghi…Era splendido, e la ragazza bellissima!
Ho amato il mio lavoro…
[…]
Ti ricordi quando eri piccolo e venivi in negozio? Giocavi con la vecchia calcolatrice di nonno… E Luana? Aveva il negozio qui a fianco. Quant’era contenta quando ti vedeva. Ti sedevi sulle sue ginocchia e dicevi a tutti: “Amico mio!”, indicando le persone con il ditino…”
Mentre parla, con movimenti incerti delle mani malferme disegna nell’aria immagini note solo a lei.
Gli occhi malandati nascosti dietro i grandi occhiali, smarriti in un pensiero o nella fatica di formularlo. Sempre più piccola e curva, sprofondata nella vecchia vestaglia. Ogni istante passato con lei è prezioso e non me lo voglio perdere. E anche se sono storie che ho già sentito tante volte, non mi stancherò mai di ascoltarle.
Per imprimerle nella memoria e poterle un giorno rivivere attraverso i suoi occhi.
L.






