domenica, 29 luglio 2007
UNDER THE BOARDWALK
(nel video: "Keith Jarrett - Extract from Sapporo Concert (Luca)")




[Keith Jarrett  - Extract from Sapporo Concert (Luca)]
Dedicato a tutti gli amici, vecchi e nuovi
(con pensiero particolare a Narcy, che aspettava questo video da un pezzo... ;-))

Ecco, poi intervengono serate come quella di ieri, o anche quella di venerdì, ad appianare almeno parzialmente ma con efficacia i contrasti interiori. Al di là di tutto, gli ingredienti sono pochi e di una semplicità disarmante: un po’ di musica (buona, possibilmente) proveniente da una festa in lontananza, un muretto davanti al mare su cui sedersi (mi viene in mente una vecchia, bella canzone americana, “Under the boardwalk” dei “The Drifters”), qualcosa da bere e quattro risate con persone con cui ti senti bene e a tuo agio.
Non è per dire, ma non mi pare un traguardo poi così impossibile da raggiungere…
L.
Postato da lucamadeus alle 12:12 - Permalink
In ---> mare, musica, riflessioni, amici, mani, drinks, mie strimpellate - commenti (21)
domenica, 22 luglio 2007
SER(EN)ATA INUTILE (J. Brahms docet...)


Tutto questo caldo mi sta annientando. Se non fosse per i condizionatori, in casa e in ufficio, da un pezzo sarei già morto stecchito per consunzione. Diventa arduo fare anche la cosa più banale. Suonare, poi, è un’operazione dai contorni vagamente epici.
Non parliamo delle relazioni sociali. Ieri sera avrei fatto molto meglio a starmene a casa a godermi quel po’ di aria fresca che è in grado di donarmi San Pinguino DeLonghi Martire dell’Equatore, seguendo una vocina interiore che, in queste cose, raramente sbaglia. Invece no. Nel primo pomeriggio ho giusto quel minimo di lucidità per declinare un invito ad una cena a quattro. Era già tanto se riuscivo a trovare la forza di “sgappare” dopo cena. Arriviamo intorno alle 23 nel locale sulla spiaggia, già straripante della vecchia, onnipresente mandria notturna di manzi e giumente. La solita mascherata, il solito assordante e tribale background sonoro, i soliti sorrisi finti e le agnizioni che procurano false sorprese, le solite fantomatiche collisioni di corpi aromatizzati da oli/creme/balsami/unguenti e abbrustoliti da ore e ore di cottura al sole del Conero.

Appena metto piede in questo posto, mi sento già un completo estraneo. Tendo quasi subito ad isolarmi, alla ricerca di una boccata d’ossigeno in una nicchia monomaniacale e solitaria, fatta dei silenziosi suoni del mio piano. Ignoro e vengo ignorato, in un feroce quanto irreale gioco al massacro con me stesso e chi mi circonda. Dentro questa specie di scatole rintronanti, tutte le mie faticose conquiste personali, in termini di amicizie, conoscenze, rapporti umani, vengono completamente vanificate, annullate, resettate, riportate ad un livello zero. Capisco che, per quanto mi riguarda, luoghi simili mi portano a ricominciare tutto daccapo con gli altri. E, onestamente, non sempre ho la voglia e la forza di farlo, di intraprendere nuovamente questa scalata alla Relazione-Con-L’Altro. Perché, in fondo, per me si è sempre trattato di uno sforzo titanico. E quando vedo la montagna sgretolarsi, mi lascio investire dalla frana che mi seppellisce ai piedi di una fatica inutile.

Ma non cedo a nessun tipo di elemosina. E il malessere che provo lo mostro senza finzioni, perché non ho né l’intenzione né la possibilità di nasconderlo. Se il capannello di amici o presunti tali se ne sta lì, accanto a te, che confabula sommessamente senza fare il minimo sforzo per coinvolgerti o per prendere in considerazione l’idea che tu, in quel momento, hai qualcosa che non va,  allora devo aver sbagliato qualcosa nella scelta più o meno consapevole che ho fatto. Perché nella mia idea di un’amicizia autentica dovrebbe essere contemplato l’interesse al disagio altrui e il soccorso ad un sottinteso “mayday”. In questo senso, le persone con cui sono venuto in contatto nel tempo sono sempre state un po’ troppo parche.

Io cerco sempre di investire molto negli altri, ed è rarissimo che venga ricambiato con pari moneta. Nei momenti migliori, mi piace animare la compagnia, faccio il cazzone, sparo stupidaggini a ruota libera. Per divertirsi, distrarsi, sorridere. E non è un lavoro facile, dato che la mia natura è tutt'altro che espansiva. Ma mi sforzo, in qualche maniera. La settimana è già fin troppo pesante per non tentare di concluderla in modo migliore. E nonostante tutto il disinganno accumulato pazientemente negli anni, nei momenti di difficoltà conservo ancora l’illusione di un gesto spontaneo di amicizia o di affetto autentico e disinteressato nei miei confronti.
Una pacca sulla spalla. Un buffetto sulla guancia. Un abbraccio. Tutte cose in sè semplicissime, ma che mi sembrano diventate rare come l’oro.
E’ tutto ciò che io sono pronto a dare, qualora se ne presenti la necessità.
Qualcosa che non sia tanto fragile da subire il condizionamento del contesto e dell’ambiente circostante. Che non cambi da un minuto all’altro.
Qualcosa che dia l’impressione di una vita vivibile.

L.
Postato da lucamadeus alle 23:49 - Permalink
In ---> riflessioni, amici, fuga, drinks, caduta libera - commenti (22)
domenica, 15 luglio 2007
AD UN CARO AMICO
(nel video: "Bach/Philipp - Erbarm dich mein, O Herre Gott (Luca)")




Il Corale "Erbarm dich mein, O Herre Gott" ("Abbi pietà di me, O Signore")
di J.S.Bach, nella trascrizione per piano di Isidor Philipp


Dedicato ad un carissimo amico, il mio fratello d'elezione, che di recente ha perso una persona molto importante per lui.
Un forte abbraccio, Fra.
L.
Postato da lucamadeus alle 21:11 - Permalink
In ---> musica, cultura, riflessioni, arte, amici, memoria, mani, nonni, mie strimpellate - commenti (18)
domenica, 08 luglio 2007
ANIMA PERSA
(nel video: "Estratto dal film "Anima persa" (1976) di Dino Risi")





Un Vittorio Gassman straordinario e toccante nelle scene
finali di "Anima persa" (1976) di Dino Risi, con Catherine Deneuve,
 tratto dall'omonimoromanzo di Giovanni Arpino.
Un'interpretazione indimenticabile.

“Tutti i miei personaggi, se ci ripenso un attimo, sono degli emarginati che vengono a precipitare, pur essendo normali, in una situazione abnorme. Ma dov’è l’uomo non emarginato in questo secolo? E dov’è una storia legittima che non risulti abnorme?”


Postato da lucamadeus alle 23:31 - Permalink
In ---> cultura, riflessioni, libri, cinema, arte, fuga, caduta libera - commenti (16)
domenica, 01 luglio 2007
COUNTRY
(on air: "Keith Jarrett e Jan Garbarek - Country (My Song)")




On Air: Keith Jarrett e Jan Garbarek - Country (My Song)

Ieri, stravolto da un venerdì sera pieno di sorprese e da un’intera giornata trascorsa al mare insieme a cari amici in un posto splendido, decido di passare la mano e riposarmi rimanendo a casa. In tv davano un film caruccio, “Ricette d’amore”, senza troppe pretese, con un Castellitto in gran forma. Sulla carta pensavo fosse una cazzata, invece poi mi ha preso ed ammetto che è una pellicola gradevole.
Ma il punto non è il film. Il punto è la colonna sonora. Appena sento il brano introduttivo aguzzo le antenne ed esclamo “ehi, ma io questa meraviglia la conosco!”.

Breve digressione. Verso la seconda metà degli anni ’70, Keith Jarrett formò un quartetto definito “europeo” (parallelamente a quello “americano”), costituito prevalentemente da artisti scandinavi: Palle Danielsson, Jørn Christensen ma soprattutto Jan Garbarek, il cui sax dal suono gelido, “artico”, era destinato a rimanere scolpito a lungo nel tempo.
Il quartetto produsse nel 1977 un disco. Questo disco si chiama “My Song” e contiene alcune delle melodie più belle mai scritte in assoluto da Keith. Una è sicuramente quella che dà il titolo al disco, “My Song”, appunto, e che in passato ho già messo sul blog.
L’altra, intitolata “Country”, è quella di cui si parlava all’inizio, usata nella soundtrack del film (insieme a molte altre perle di Jarrett). Mi domando come sia possibile scrivere o concepire una musica simile. Intendo un musica in grado di creare una tale dipendenza (perché dopo averla ascoltata una volta, vorresti ascoltarla altre 100 volte senza smettere mai), una droga, qualcosa che ti entra nelle vene e rimane in circolo a lungo, finchè il benessere non t’invade completamente.
Questo per me è “Country” di Jarrett/Garbarek. Spazio. Aria. Libertà.
Buon ascolto,
L.
Postato da lucamadeus alle 15:15 - Permalink
In ---> mare, musica, cultura, arte, mani, fuga - commenti (22)