mercoledì, 20 giugno 2007
OBLIVION
(nel video:"Astor Piazzolla - Oblivion (Luca)")





Oblivion” di Astor Piazzolla è un pezzo magnifico. Come la maggioranza delle composizioni del grande artista argentino. Segnate per lo più da una malinconia profonda. Questo brano fa anche parte della colonna sonora di uno dei film italiani più belli degli ultimi anni, vale a dire “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, di cui scrissi qualche diavoleria a suo tempo.
E’ senza dubbio qualcosa in grado di introdursi sotto pelle e scivolare lungo la spina dorsale irradiandosi in tutto il corpo. Io somatizzo molto, quando si tratta di musica che amo particolarmente: tipo che mi viene la pelle d’oca, o dei brividi mi attraversano la schiena. Succede un po’ a tutti, naturalmente, ma io tendo sempre a estremizzare. Odio la retorica, non sono capace di seguirne l’artificiosità. Solo quando mi rendo conto di essermene completamente affrancato, riesco a liberare tutta l’emotività che si accumula in me.

Sto timidamente ricominciando ad affacciarmi tra i blog.
Piano piano, vi ritroverò tutti.
L.
Postato da lucamadeus alle 23:54 - Permalink
In ---> musica, cultura, riflessioni, cinema, arte, mani, mie strimpellate - commenti (36)
lunedì, 11 giugno 2007
Postato da lucamadeus alle 00:41 - Permalink
In ---> viaggi, musica, poesia, montagne, fuga, dolomiti - commenti (26)
domenica, 03 giugno 2007
ATTESE
(nel video: "Alexander Scriabin - Prelude op.17 n.3 (Luca)")




[Alexander Scriabin - Prelude op.17 n.3 (Luca)]

Ieri sera, al ritorno da un cocktail sul lungomare ancora un po’ troppo rigido per essere giugno, un buon amico mi ha esposto la sua convinzione che la vita, in fin dei conti, è una continua attesa di qualcosa che non verrà mai. Mi pare un’affermazione verosimile su cui riflettere. Se non altro, tenuto conto del fatto che l’intero ‘900 letterario ha prodotto capolavori su questo tema, uno fra tutti “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati.

Perché investe alcune capacità primarie dell’essere umano, quali la speranza, l’aspettativa, l’illusione. Ogni giorno ci si alza con uno o più bisogni essenziali senza avere la certezza di poterli soddisfare. Ed è proprio questa incertezza il motore immobile di tante esistenze. Unitamente ad una prospettiva di felicità, sia pur fugace. E’ un discorso schopenhaueriano, in sostanza, ma ancora profondamente attuale. Che si interlaccia con quel desiderio di autonomia di azione che è il fulcro di qualsiasi volontà.

Ultimamente mi sento distante: dalla gente e dai suoi ragionamenti stereotipati, dal conformismo che ci porta a seguire un’unica direzione, dai modelli sociali vincenti che ci vengono costantemente proposti. Distante dallo sfacciato disinteresse e dall’insensato sospetto delle persone verso gli abissi e le immani profondità dell’Arte. Non si può vivere senz’Arte, perché si verrebbe presto colti da un inaridimento mortale che non lascia scampo.

Negli ultimi giorni ho partecipato, per lo più passivamente, a diverse riunioni di lavoro o presentazioni di varia natura. Tutta questa gente azzimata, fornita di una competenza illusoria e superficiale, e di un savoir faire professionale che nasconde inquietanti difficoltà di relazione umana, è quanto di peggio la società attuale abbia prodotto in termini di figure sociali. Mi verrebbe da alzarmi e andarmene, una buona volta, e gridare: “Leggetevi le “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll, e mi saprete dire che cazzo di fine ha fatto la nostra esistenza”.

Certo, sarebbe teatrale, stupido e avvilente, ma pur sempre un modo per chiamarsi fuori e dire:
“Io non voglio essere così”.
L.
Postato da lucamadeus alle 16:09 - Permalink
In ---> musica, cultura, riflessioni, libri, arte, amici, weekend, mani, fuga, drinks, mie strimpellate - commenti (30)