giovedì, 24 maggio 2007
K.S.
(on air: "Karol Szymanowski - Prelude op.1 n.2 (Luca)")






Di Karol Szymanowski ho già parlato altrove. E’ un autore a me molto caro e ci sono fasi in cui mi identifico chiaramente nella sua musica. Mi riferisco in particolare ad un pugno di opere, quelle giovanili, in cui il compositore polacco non ha ancora abbandonato definitivamente la tradizione, la tonalità, l’armonia classica.

Ci sono fasi, dicevo, in cui mi identifico nella sua musica e sono quelle in cui ti avvolge un’indefinita inquietudine, a cui non sai dare con precisione un senso. Ogni mio stato d’animo ha una sua colonna sonora, o per lo meno qualcosa che gli si avvicina. In musica ci sono tanti tipi di malinconia, e quella di origine slava credo non abbia eguali.

La malinconia di Tchaikovsky è però ancora troppo morbida e salottiera, benchè in certe opere sia sommamente struggente. Quella di Glazunov troppo di maniera, nonostante anche qui ci siano stupefacenti eccezioni. Quella di Scriabin talora troppo sofisticata e cerebrale. Quello di Rachmaninoff è più un horror vacui, che ti stringe lo stomaco in una morsa e disperde le facoltà razionali in un costellazione di angosce.

Quella di Szymanowski, invece, è malinconia allo stato puro. Grigiore senza spiragli, è un cielo di nuvole compatto e basso, che si stringe soffocante al suolo. E’ un rumore sordo nella testa e un serpeggiare nei visceri. Qualcosa che ti paralizza nella consapevolezza che tutto ciò che ti circonda è vacuo e inutile.
A volte, queste note sono la traduzione in musica di ciò che sento.
L.
martedì, 15 maggio 2007
EN PASSANT
(nel video: "Per Lasson - Crescendo (Luca)")



[Per Lasson - Crescendo (Luca)]

Dunque, tutto comincia con un antipasto di pesce, sabato sera. Il giorno dopo, tutto ok, neanche un’ombra di malessere. La notte tra domenica e lunedì, invece, un calvario dal vago sapore cristologico. Quando vado a letto, sento già l’intestino in via di incazzatura. Mi giro e rigiro, senza riuscire a prender sonno. Dalle 3 di mattina in poi è solo strazio e tribolazione, che non sto a dire diffusamente perché vi farei passare quella voglia residua che vi rimane di leggere il mio blog. Dico solo che ho vomitato pure l’anima. Il giorno dopo, la febbre ha oscillato instancabilmente tra i 37.5 e i 38.5, sfiancandomi ulteriormente. Oggi sto meglio, ma mi sento ancora un po’ rotto. Come se mi fosse passato sopra un tir, per intenderci. Ci sarebbero gli estremi per una denuncia, visto che altre due persone che erano con me hanno avuto stessi identici sintomi. E non è detto che non lo faccia.

Mi sono beccato tre giorni di malattia, e questa è forse l’unica nota positiva di tutta la storia. Perché ho un po’ di tempo per dedicarmi alle cose che amo di più. Come leggere o suonare. Sto rileggendo “Se questo è un uomo”, dell’amatissimo Primo Levi. Ho trovato dei documenti molto interessanti su YouTube, che meritano decisamente una visione. Ieri sera, nella catatonia della convalescenza, ho visto “Fateless – Senza destino”, un toccante film sull’Olocausto. Protagonista, un ragazzino, che conosce le atrocità dei campi di sterminio nazisti. Non finirò mai di chiedermi com’è stato possibile che l’uomo abbia potuto commettere simili atrocità nei confronti dell’uomo.

Musica. Sto suonando parecchio ultimamente. Ho trovato spartiti molto rari, che sono un po’ la mia passione. Certo, i classici sono e rimangono immortali. Beethoven, Schubert, Brahms, Chopin. Ma c’è tutta una schiera di compositori minori e dimenticati che ha scritto cose pregevoli e di qualità molto alta. Come questo “Crescendo”, di un tal Per Lasson, a occhio uno svedese, di cui è praticamente impossibile reperire qualche informazione pure su internet, dove solitamente si trova di tutto. Pura Belle Epoque. Un periodo che, musicalmente parlando, è stato fecondissimo.

Un grazie a tutti voi che continuate a passare, nonostante la mia latenza dai vostri spazi. Ormai vengo su splinder quasi solo per scrivere le mie baggianate, e con una frequenza sempre minore. E’ una fase, può progredire o regredire. Per ora, sono ancora qui.

Un abbraccio,
L.
sabato, 05 maggio 2007
GO WITH THE FLOW
(nel video: "Giovanni Allevi - Go with the flow (Luca)")




[dedicato al bel gruppo di questi ultimi giorni]
 
Breve cronistoria degli ultimi giorni.
Primo maggio trascorso annaspando tra le bancarelle della Fiera che la mia città organizza inesorabilmente ogni anno. Resistendo a funzioni fisiologiche impellenti e improcrastinabili (per altro, nella drammatica, e sottolineo drammatica, difficoltà di trovare un qualcosa che assomigliasse ad un cesso per espletare in qualche modo le suddette) nel bel mezzo di una folla vociante e variopinta proveniente come minimo da tutta la provincia. Contrastando il puzzo tipico di fritto e porchetta e sostanze non meglio identificate, tutte contrassegnate però da un comune olezzo mefitico. Unica nota positiva NON da poco: la compagnia piacevolissima. Quella degli ultimi tempi, intendo. Anche se diluita in un casino madornale.

Poi, due giorni lavorativi che hanno fatto per una settimana intera. La mattina del primo giorno mi accoglie in ufficio la telefonata di una pazza isterica e inviperita che da una nostra recente consegna si aspettava risultati completamente diversi. Ohhjjjesus, ma basta spiegarsi, iena dolens che non sei altra! Esito: in due giorni abbiamo realizzato (anzi, HO realizzato, visto che l’asino è il sottoscritto, diamo a Cesare…) quel che si sarebbe dovuto fare in una settimana.

Infine, ieri sera, una trasferta a Jesi, in occasione di una Fiera (un’altra?!?? Ci siamo per caso messi in testa di saltibeccare in tutte le sagre del territorio marchigiano?!…;-)) con tanto di sbandieratori, tamburellatori, saltarellatori tarantolati e via dicendo. E’ iniziata subito bene affrontando la circumnavigazione della cittadina, alla ricerca di una taverna quanto più possibile rispondente a criteri medievali. Ne troviamo una, dove tentiamo il suicidio per asfissia, dato che un paio di ambulanze parcheggiano proprio accanto al nostro tavolo. Optiamo per un’altra, in cui un flautista invasato (ma nel Medioevo il flauto traverso non esisteva, quant’èvveroiddio) ci rammenta la fugacità della vita, procurandoci un’otite da curare con 10 giorni di Wiener Philarmoniker. Poi, spettacolo pirotecnico di sbandieratori, infarcito di musiche più vicine alla colonna sonora di Star Wars che ai Carmina Burana di Carl Orff. Infine, ci infiliamo in un locale (ma perché voi femminucce pagate sempre di meno?!…) dopo aver attraversato un paio di forche caudine dallo sguardo truce e di poche parole. All’interno, ci scateniamo in balli vorticosi fino allo sfinimento (ma io esalo rapidamente l’ultimo respiro), più per smaltire la fagiolata con le cotiche, a mio avviso. Degne di nota, due tori che, probabilmente, fungevano da cubiste.
Jesi però è sempre Jesi, ed è già un piacere starci.

Scherzi a parte. Un grazie agli amici vecchi e nuovi (ed in particolare a Giada, superba e amabile guida), come sempre sono l’attrazione migliore di ogni serata, perché a me in fondo basta questo, e m’importa poco se ad Ancona, Jesi o chissà dove. Chi mi conosce bene, sa che la mia ironia (e più spesso autoironia) è una strategia di sopravvivenza. E le mie affermazioni sarcastiche o pungenti vanno lette spesso al contrario. Perché nascono unicamente dal bisogno, anzi dalla necessità, di condividere una risata ed un bel momento di amicizia. Niente di più.

E allora, dove ci porterà il vento stasera?
Buon we a tutti,
L.
Postato da lucamadeus alle 14:38 - Permalink
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