venerdì, 30 marzo 2007
GEMME
(nel video: "Franz Schubert - Improvviso op.90 n.3 (Alfred Brendel)")

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UPDATE DEL 01-04-2007:
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Oggi al cinema ho visto "Centochiodi", l'ultimo film
di Ermanno Olmi: caldamente consigliato...


Alfred Brendel scolpisce il Terzo Improvviso op.90 di Franz Schubert
[...come si fa a non fremere?...]

Quando voglio stare bene, sento musica, siamo d’accordo. Su questo non ci piove.
Ma quando proprio voglio farmi del bene, suono o ascolto determinati autori. Uno di questi, forse quello a me più caro, anche se rifuggo qualsiasi tipo di gerarchia, è indubbiamente Franz Schubert. Oggi l’ho ripreso in mano, dopo mesi che lo trascuravo. Anche se, di tanto in tanto, sul mio leggio si alternano i due volumi delle sue Sonate per piano. Dicevo, l’ho ripreso in mano, suonando dalla a alla z i suoi 8 Improvvisi, op.90 e op. 142. Estasi pura. Il candore dell’innocenza, il pudore delle emozioni trattenute. E’ come un ragazzino che ti racconta una storia. Narrazione pura e fine a se stessa. Questi brani mi accompagnano da una vita. Ormai fanno parte di me.

Mentre strimpellavo è successa una cosa carina. Suonano alla porta. Mi sveglio di botto dallo stato di trance in cui cado sistematicamente con il buon Franz, mi alzo dallo sgabello e controllo dallo spioncino. E’ una mia vicina di casa, una affabile e giovanile nonna di due splendidi nipotini metà italiani e metà americani.
“Era da tanto che non suonavi Schubert. Che piacere risentirlo. Quando sento quelle note, interrompo ogni occupazione e mi metto ad ascoltare. Grazie.”

Grazie a lei, signora. Sono regali inaspettati e inestimabili, questi.
Un po’ come gli Improvvisi di Schubert. Gemme senza tempo.
L.
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domenica, 25 marzo 2007
MOMPOU
(nel video: "Federico Mompou - Preludio n.1 (Luca)")



Federico Mompou - Preludio n.1 (Luca)

[…] ho poco da dire oggi, mi sento un po’ vuoto, però non è una sensazione completamente spiacevole, una sorta di reset biologico ogni tanto ci vuole, riparti da zero, con l’idea di affrontare la settimana entrante con spirito rinnovato (si fa per dire) e con la consapevolezza di voler costruire qualcosa, anche se a dire il vero il tempo non aiuta granchè, un estenuante alternarsi di nubi e schiarite, pioggia e sole, ma ho sempre detto che amo il clima autunnale/invernale, un po’ in ritardo quest’anno, certamente, e non rinnego questa preferenza, però sento il bisogno di un po’ di luce, materiale e spirituale, e se non la trovo nelle condizioni meteorologiche mi rifugio in quella che sa darmi la musica, come sempre, perciò eccovi il Preludio n.1 di Federico Mompou, lo stesso che avete ascoltato qualche post fa eseguito dall’ottima Lorena Portalupi, stavolta deturpato dal sottoscritto, che però ci ha messo tutto il  trasporto possibile
have a nice day [...]
L.
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mercoledì, 21 marzo 2007
HIER ENCORE
(nel video: "Charles Aznavour - Hier encore")



Charles Aznavour - Hier encore (mi sa che risale agli anni '70...)

Direi che Aznavour si attaglia perfettamente alla giornata piovosa ed al mio attuale stato d'animo: a pezzi.
Passo e chiudo.

UPDATE DEL 22-03

Mi rendo conto di essere stato un po’ sibillino. E’ che sto attraversando una fase piuttosto impegnativa e critica al lavoro. Il punto è che, generalmente, dopo qualche settimana d’inferno, arriva un momento in cui si comincia ad intravedere un po’ di luce. Stavolta invece non se ne esce. Mi pare di sgobbare come un matto senza risultati: la roba continua ad accumularsi, faccio fatica a smaltirla e francamente comincio a sentire una stanchezza notevole. L’umore ne risente di conseguenza. Ma la cosa peggiore è che ho la netta sensazione di stare buttando via la mia vita. E questa sensazione la avverto quando il tempo da dedicare a ciò che più amo, come la musica ad esempio, si assottiglia fino a sparire. In questo periodo faccio tirate pazzesche dalla mattina alla sera, e il ritorno a casa mi sembra una conquista insperata. Non credo di poter durare granchè così.
Rimango in attesa di tempi migliori, se verranno. Altrimenti mi vedo costretto a trovarmeli da solo.
Notte serena,
L.
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domenica, 18 marzo 2007
SEGNAPASSI
(on air: "Federico Mompou - Prelude n.1 from Piano Preludes (1927-1928)")


DEDICATO A CLAUDIA





(Federico Mompou - Prelude n.1 from Preludios para piano (1927-1928),
nella pregevole esecuzione di Lorena Portalupi)


[…] Federico Mompou è come un vento debole che soffia nell’anima, note bisbigliate all’orecchio di chi ascolta, di chi ancora riesce ad avere la capacità di fermarsi un attimo, staccare da tutto e tutti e immergersi in una dimensione dove spazio e tempo non esistono più, dove c’è solo silenzio e un Infinito non ben identificato si concentra tutto in un punto millesimale, e in quel punto c’è una luce che rischiara la notte, un po’ come quel faretto segnapassi in una foto che ho scattato alcune notti fa, è un raggio breve ma quel tanto che basta per sopravvivere alla furia del nero Nulla che ci circonda, così è questo Preludio n.1 di Mompou, un autore caduto ingiustamente nell’oblio, precursore di tutto il moderno minimalismo, a sua volta discendente di Satie, che del minimalismo è stato il patriarca, se così si può dire, Mompou, Federico Mompou, una vita vissuta a lungo contemplando il silenzio che alberga nell’anima di un musicista, che non è il silenzio di un uomo qualsiasi ma qualcosa di più profondo, e dargli voce è un’impresa ingrata e ardua, si rischia di soccombere sotto tutto quel silenzio, eppure lui per tutta la vita ci ha provato, e in questa convinzione ha prodotto acquerelli musicali di un nitore assoluto, pochissime ed essenziali pennellate, quel tanto che basta
[...]
a risolvere il buio in una piccola luce
L.
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venerdì, 16 marzo 2007
SINFONICA TOMO II
(nel video: "Christian Ferras plays Sibelius Violin Concerto: 3rd mov.")




Che dire: niente vitelli né lacrime. Per carità, bellissimo concerto, splendida musica. Ma nutrivo aspettative diverse. Credevo che il Concerto per violino e orchestra di Sibelius mi rivoltasse come un calzino. Strattonandomi giù dal palchetto dove mi ero sistemato per benino, quasi rincantucciato addosso alla parete. E invece. Certo, ho vibrato in quell’adagio spettacoloso. Ma perché lo conosco a menadito, ed è la musica in sé che mi ha fatto tremare. NON l’interprete. Sarà che il confronto con Christian Ferras (lo ascoltate nel video interpretare l'ultimo vorticoso tempo del concerto) era impietoso e perso in partenza.

Perché è accaduto ciò? I fattori sono diversi, riassumibili secondo me in due punti fondamentali: uno, il giovane talentuoso Pekka Kuusisto (al secolo, più una rockstar che un violinista classico) ha un’ottima tecnica ma scarsa espressività. Ineccepibile nei passaggi complessi, ma un po’ arido nei momenti più cantabili. Il concerto di Sibelius è per gente matura, non per ragazzetti. Non tutto della sua esecuzione è da buttare, intendiamoci. Anzi, ho ascoltato cose pregevoli. Ma, ripeto, non mi ha stravolto come pensavo. E speravo.

Due, ormai è assodato, l’acustica delle Muse fa schifo. Per lo meno per quanto riguarda la tipologia di concerto con orchestra + strumento solista. Non che me ne accorga solo ora, ma onestamente il violino è stato subissato. Così com’era successo nel concerto precedente: la povera Gutman e il suo violoncello sono andati spesso a farsi benedire. Non ci siamo. E poi, tornando al nostro Pekka, il suo suono è troppo morbido, a tratti flebile. Ma diamine! Dico, stai suonando un pezzo della TUA TERRA, la Finlandia, scritto da un genio della musica TUO CONTERRANEO: inforca ‘sto violino e FATTI SENTIRE, perdio! Urlalo, il tuo canto. Facci immaginare gli abeti e i laghi e i monti che hai visto sin da bambino e che sono gli stessi che Sibelius aveva davanti quando ha composto il suo capolavoro! Niente: encefalogramma piatto. Però i bis tratti dalle Partite per violino solo di Bach li ha eseguiti bene: paradossalmente, mi sono piaciuti più quelli che il programma ufficiale... -_____-'

Vabbè, occasione mancata. Poi c’è stata la Sinfonia n.6 “Pastorale” del buon Beethoven, e le porte dei cieli, temporaneamente serrate nel primo tempo, si sono dischiuse improvvisamente.
E siamo tornati a respirare a pieni polmoni…

L.
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domenica, 11 marzo 2007
SINFONICA TOMO I
(nel video: "Elgar Cello Concerto 1st mov. - Jacqueline Duprè")




Primo tempo:
Sibelius: Valse triste, op. 44 n. 1
Elgar: Concerto per violoncello e orchestra in mi min., op. 85

Secondo tempo:
Beethoven: Sinfonia n. 3 in mi bemolle magg., op. 55 “Eroica”

violoncelllo Natalja Gutman
direttore Marc Tardue

Questo il programma del bellissimo concerto della Sinfonica di ieri. Nel video che ho inserito ascoltate e vedete Jacqueline Duprè, una delle più grandi violoncelliste del ‘900, insuperata interprete del Concerto per violoncello e orchestra op.85 di Edward Elgar, una delle perle del repertorio violoncellistico, che ieri era nel cartellone come potete leggere sopra. Da brividi. Sulla tragica storia della bellissima e sfortunata Jaqueline, morta a 42 anni dopo che la sclerosi multipla l’aveva aggredita a soli 28, mi soffermerò in un post apposito, ora bastino le sue note sublimi. A dare l’idea di ciò che ha scritto Elgar.

Natalja Gutman non ha sfigurato e mai avresti detto che da quelle braccia robuste e quelle mani nodose da contadina russa potesse uscire un suono così morbido e delicato. Dell’Eroica del buon Beet c’è poco da dire. Superba, come sempre. Il Valse Triste di Jean Sibelius, poi, è qualcosa di troppo intimo da descrivere a parole. E’ la musica degli abeti, delle montagne e dei laghi che tanto amava il maestro finlandese. Ottima l’esecuzione della nostra Filarmonichetta, diretta egregiamente da Marc Tardue: non un gesto fuori posto, preciso e chiaro come raramente mi è capitato di vedere. Il concerto è stato dedicato al compianto maestro Woldemar Nelsson, direttore ospite della Filarmonica Marchigiana dal 2002, scomparso a Natale. L’uomo che ha estratto dal limbo del dilettantismo la nostra orchestra locale più importante. Facendola crescere e maturare in pochi anni. Grazie Woldemar, per il tuo lavoro straordinario.

Già tremo al pensiero: sapete giovedì prossimo cosa mi aspetta, nel secondo appuntamento della sinfonica?
QUESTO… chi scommette che piangerò come un vitello? ;-)))

Un forte abbraccio a tutti e buona domenica,
L.
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mercoledì, 07 marzo 2007
CECILE (8 MARZO)
(nel video: "Cecile Chaminade - Automne, 2nd etude op.35 (Luca)")




So di non essere molto bravo nei discorsi, perciò ho pensato di fare gli auguri a modo mio a voi donne meravigliose, senza le quali il mondo sarebbe decisamente invivibile. Semplicemente, dedicandovi un bellissimo brano per piano di un’altra donna, Cecile Chaminade. Di donne compositrici, in senso classico, ce ne sono state poche, si contano sulle dita di una mano. Ma quelle poche hanno lasciato un segno tangibile, come Clara Schumann, Germaine Tailleferre, o Nadia Boulanger. E anche la dolce Cecile, che nella Francia di fine ‘800 ha scritto cose pregevoli per piano, compreso questo “Automne”, secondo studio dai “6 Etudes pour piano op.35”. Intimista, me lo immagino concepito nel tepore di una casa, di fronte ad un camino, mentre fuori infuria la bufera. Un autunno domestico e borghese, dove borghese è inteso nel senso migliore del termine: garbato, cortese, delicato.


Tanti, tanti auguri a tutte quante, un bacio e un fortissimo abbraccio.
L.
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domenica, 04 marzo 2007
SABIA
(on air: "Sakamoto-Morelenbaum - Sabia")




la luna stasera ad Ancona, vista da Franci

 
 […] guardo le mie occhiaie, segni tangibili di notti travagliate, non perché il sonno fatichi ad arrivare, ma perché si esaurisce troppo presto, e non ristora la mente nè il corpo come dovrebbe, così mi alzo ancora più stanco, ma ormai sono abituato a convivere con questa spossatezza che mi abbandona solo raramente, è come un rumore di fondo di cui ti accorgi quando fai silenzio, mentre suoni, mentre lavori, mentre guidi, ecco, proprio mentre guidi, e visto che ci siamo voglio compiere  il mio atto di fede verso un momento preciso della giornata, quello in cui ti ritrovi da solo in macchina, sulla via del ritorno serale, lo sguardo che vaga alternativamente tra il rosso acceso del cruscotto e le luci pallide della strada, amo quel momento, sarà l’auto nuova, forse la prima grossa spesa interamente mia che mi sono potuto permettere, o forse sarà la musica, quella sicuramente, che mi accompagna immancabilmente mentre sono al volante, non lo so ma amo quel momento

solo, solo, solo, io, l’auto e la musica e allora, un rapido gesto ed ecco la voce morbidissima e delicata di Paula Morelenbaum, accompagnata dal violoncello del marito Jaques e dal piano fatato di Ryuichi Sakamoto in “Sabia” (che potete, anzi DOVETE ascoltare nel radioblog della colonna di destra, perchè è troppo bella), un capolavoro assoluto, un lavoro di cesello, forse la canzone più bella di quell’album stratosferico che è “Casa”, ed è giocoforza che il pensiero trasvoli l’Atlantico e vada a Simone, uno dei miei migliori amici e colui che mi ha fatto conoscere questo disco memorabile insieme a tanti altri, coraggio Simo, io, noi, ci siamo, so quanto ti manchi la tua vita qui e le tue abitudini e la tua stanza da esilio volontario piena di parole e musica e i luoghi che siamo abituati a frequentare e i tuoi amici e le risate a crepapelle per i nostri giochi linguistici nati sul filo di un’ironia e un disinganno verso la vita e la gente che non ci abbandonano mai e i beveroni di merda esistenziale trangugiati in qualche fine settimana nella bolgia di ambienti che non ci appartengono nemmeno un pò e ancora le risate, le risate, le risate di quelle che alla fine non sai più se stai ridendo o piangendo, di quelle che dopo un pò senti una mano che ti afferra lo stomaco e te lo comprime fino a soffocare e a far male, lo so, ma tieni duro e non mollare, che io ti aspetto per riprendere il filo mai spezzato di quell’ultima risata con cui ci siamo lasciati

ci siamo intesi
L.
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venerdì, 02 marzo 2007
ESTETICA
(nel video: "Rachmaninoff - Prelude op.23 n.10 (Luca)")




[scusate il pessimo audio, avevo buttato su questo video quando
ancora non usavo un programma decente per convertire i file .avi in DivX...]


Nel mio difficile e tortuoso percorso universitario, sostenni un esame che si chiamava Estetica (più d’uno, in verità). Fu uno di quelli che mi diede più soddisfazione in assoluto. Primo, perché lo preparai con grande interesse, anche se in un tempo troppo breve. Secondo, perché andò benissimo, nonostante avessi un altro esame piuttosto complesso nello stesso giorno.

E terzo (ma in realtà è il motivo principale), perché parlava di me. Mi rappresentava, e mi rappresenta tuttora, come nessun’altra disciplina. La ricerca della Bellezza. E la relativa storia di questa ricerca. Nomi illustri del passato, animati da un identico ardore. Da un comune fuoco che divampa e incendia l’anima. Senza compromessi. Pensando a loro, tutto sommato, ci si sente meno soli.

Io, questa Bellezza che tanti ricercano spesso invano, credo di averla trovata molte volte. L’ho trovata nella musica, primariamente. E questo è anche facile da comprendere, considerata la mia passione e lo studio del piano. Ma anche nella letteratura di ogni luogo e tempo. Non passa giorno che io non legga qualcosa, fosse anche il trafiletto di un quotidiano. L’ho trovata nella pittura. Nel cinema, nei film che ho amato negli anni. Nell’Arte tutta, insomma.

C’è qualcosa di più bello, di più stimolante e gratificante dell’Arte? So che, detto così, può sembrare astratto e, forse, un tantino troppo sofisticato. Ma è realmente quello che sento quando mi trovo di fronte al Bello artistico. Mi sembra che tutti i conti tornino. Che esista, in fin dei conti, un’armonia universale che ci tiene legati, sia pur ad un filo esile. Tutti quanti. Che ci regala coerenza. Speranza. Uno scopo per andare avanti. Qualche lacrima liberatoria. Una forza latente ma in grado di sostenerci.

Ascoltiamo, guardiamo, leggiamo. Sempre e ovunque.
Imbeviamoci di Bellezza, di qualcosa che sappia farci star bene.
Che la volta celeste ci sembrerà ancora più luminosa del solito.

L.
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