mercoledì, 31 gennaio 2007
IMPROVVISO
(nel video: "Renato Insinna - Improvviso n.1 (Luca)")




Quello che ascoltate è un bel brano per pianoforte composto da Renato Insinna, violoncellista dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ho avuto la fortuna di conoscerlo per mail attraverso Luna, mi ha inviato questo suo spartito davvero piacevole e ben scritto ed ho pensato di registrarlo, dedicandolo al suo stesso autore ed alla sua compagna.
Buon ascolto, e un abbraccio
L.
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martedì, 30 gennaio 2007
PER NON DIMENTICARE
(on air: "John Williams - Main Theme from Schindler's List")




«Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case.
Voi che trovate tornando a casa visi amici,
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli, senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Medidate che questo è stato
vi comando queste parole scolpitele nel vostro cuore
quando in casa, andando per via
coricandovi, alzandovi
ripetetele ai vostri figli
o vi si sfaccia la casa
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.»

   
(Primo Levi, incipit di Se questo è un uomo)
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sabato, 27 gennaio 2007
IMMAGINI DI UN FINE SETTIMANA


Non avendo parole per descrivere il bellissimo weekend dal
19 al 21 gennaio, ho pensato di fare un piccolo videomontaggio con
foto e musica. Se volete leggere qualche riga preziosa in merito, andate
da Miriam e Gianlu. Un forte abbraccio.

[...rieccomi qui...]
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venerdì, 19 gennaio 2007
A TORRE DEL LAGO PUCCINI
(on air: "G.Puccini - Donna non vidi mai (da Manon Lescaut)")



[...suggestioni pucciniane...]

Compressa, fra infiniti spazi di cielo
e prominenti distese di terra..
perdersi..
Osservando la continuità del tuo sguardo,
intinto silenziosamente del suo indaco colore..
Intorno solo acqua ferita,
come segno scomposto di una traccia soffusa..
Lontano, solchi spiegati..
orme tremanti disciolte lungo corde sfilacciate
abbandonate svogliatamente alla corrente.
Lignee barchette ondeggianti,
su acqua buia trafitta dal fondo.
Un sedimento chiassoso dentro specchi di cielo,
come corona di monti ad adornarne le sponde
e pietre scure sommerse lungo vibranti riflessi di luce.
Sguardi sfuggenti di nubi, violentemente graffiati di sole,
che scivolando su argentee dune distese,
frastagliano l’anima rimodellando i suoi passi..
Occhi velati di sogno, fra un vento fresco di ciglia..
I tratti forti e decisi.. i tuoi contrasti vissuti..
L’urgenza viva di estreme passioni,
la sconfinata bellezza..
Racchiusa vita.. una viva carezza,
due mani eterne di un uomo
distrattamente vestite di cielo..
Opera e musica nel tuo vorticoso fluire,
vegliano il sonno,
respirando il tuo dolce respiro.
Quasi carta scolpita dentro erose cornici di vento
su moli infranti di luce..
Dentro, il gioco di trame nodose
come aroma sfuggito al suo tappo..
Lontano, il capriccioso morire di orizzonti violacei,
ombreggiando avanza, colorandosi di sera,
mentre improvvisa si ravviva un’emozione..
Fra il volteggiare scomposto di ali,
solo un naufrago assolo lungo argini in fiore..
Dentro, un vuoto che si colma di etereo.
Solo eterno tepore abbracciato ai tuoi passi,
adagiato lungo cieche distese..
Intorno rive mute smussate dal pianto..
voracemente contratte dal tempo..
Poco lontano un canneto che ritagli paziente voci infrante di sogno,
mentre il senso disperso lentamente si piega ,
raccogliendo smarrito il suo dormiente sentire.

[composta da Almadecristal a Torre del Lago]
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lunedì, 15 gennaio 2007
VISTO CHE SI PARLA ANCORA DI NONNI...
(on air: "Glazunov/Luca - Chant du menestrel (mia trascrizione)")
(on air: "G. Glazunov - Chant du menestrel (al vlc. Rostropovic)")



Dedicato a Luna (Liuner)

Diversi anni fa, avrò avuto all’incirca 18 o 19 anni, forse meno, conobbi “Le chant du menestrel” op.71 di Alexander Glazunov (di cui vedete qui sotto un celebre ritratto giovanile), un brano di indicibile bellezza per violoncello e orchestra. Quando andavo a trovare il mio nonno paterno, ottimo violoncellista a cui ho già dedicato un post qualche mese fa, lo sentivo suonare in sala. Le note provenivano come da un altro mondo. Traspiravano dalla porta chiusa. Io origliavo per non disturbarlo. Il menestrello che canta è un violoncello, nell’anima di Glazunov. E così ha regalato ai violoncellisti di tutto il mondo un brano tra i più belli che siano mai stati scritti per quel meraviglioso strumento, che mio nonno suonava con grande energia e passione.

Alexander GlazunovNonno aveva comprato la versione per violoncello e piano, così che potessimo suonarla insieme. Cosa che abbiamo fatto, anche se troppe poche volte. Alla fine decisi di realizzarne una trascrizione per solo piano, in modo da eseguirla anche per conto mio. Appena terminata, l’ho suonata diverse volte, poi è finita tra vecchi libri. Per molti anni l’ho quasi dimenticata. In questi giorni di registrazioni frenetiche è riapparsa tra le mie mani, e l’ho registrata. La potete ascoltare in sottofondo.

E’ un brano estremamente toccante, non certo per come l’ho trascritto io. Ho inserito anche la versione originale di Glazunov, la trovate al secondo posto nel RadioBlog (al violoncello, quel Dio in terra di Mstislav Rostropovic, forse il più grande violoncellista del mondo, ancora vivente). Naturalmente non c’è confronto. Ma ammetto che è sempre un piacere considerevole avere la possibilità di suonare qualcosa che non è stato concepito per il piano, riuscire a farlo proprio nonostante la diversa destinazione strumentale. E’ un modo per arrivare dove non si dovrebbe né potrebbe. Per scavalcare gli argini. Per andare oltre.

Buon ascolto, e buon inizio settimana a tutti.
Un abbraccio,
L.
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mercoledì, 10 gennaio 2007
UNA RONDINE CHIAMATA SORIDE
(on air: "G.Puccini - Quartetto da II atto da La Rondine")




Oggi, tornando a casa verso ora di pranzo, ho sentito alla radio questo brano meraviglioso di Giacomo Puccini. Si tratta del Quartetto del secondo atto de “La Rondine”, un’opera breve del Maestro generalmente associata ad altri suoi lavori di pari dimensioni, "Il Tabarro", “Gianni Schicchi” e “Suor Angelica”. Insieme, questi ultimi tre componimenti formano il cosiddetto “Trittico” pucciniano.

Mentre lo ascolto, ripenso alla mia nonna paterna, Soride. Lei non aveva una cultura musicale, ma adorava Puccini, conosceva quasi a memoria gran parte delle sue opere più famose, la Bohème, la Tosca, la Madama Butterfly. Forse anche perché il marito, mio nonno, è stato un bravissimo violoncellista e ha suonato molto spesso queste musiche. Mi è venuto un nodo in gola che non v’immaginate. Ripensare a lei e a cos’è stata per me.

Quello che segue è ciò che scrissi quando morì, nel febbraio del 2004.
Forse riuscirò meglio a farvi capire chi era mia nonna.

23 Febbraio 2004
"Un saluto a tutti,
oggi purtroppo ho perso mia nonna, a distanza di neanche un anno dal marito, mio nonno. Si è spenta piano piano, un passerotto di 94 anni, una vita vissuta in punta di piedi. Ed in punta di piedi se n'è anche andata, col suo spirito di bambina. Una vecchina dolcissima, buona, non l'ho mai vista arrabbiata, nè l'ho mai sentita dire parole dure o sconvenienti. Al nonno devo l'amore e la passione per la musica e la sua morte è stata un grande dolore, ma è capitata in un periodo di grandi cambiamenti per me e probabilmente come molti di voi sanno già non sono mai riuscito a razionalizzarla completamente. Inoltre, nonno era completamente incosciente, non riconosceva più le persone, e forse questo ci ha aiutato anche un pò.
Per la nonna, invece, è stato molto diverso. E' stata lucida fino alla fine, e non riuscirò mai a farmi una ragione di come la sua mente restasse sempre così consapevole della realtà che la circondava, mentre il corpo dimagrisse in modo così inesorabile. Mi è sembrato intollerabile, a tutti quelli che le stavano accanto sembrava intollerabile, invece lei prendeva sempre tutto positivamente e con quella meravigliosa leggerezza che l'ha contraddistinta in tutte le fasi della sua vita, le migliori e le peggiori, compresa questa che è stata la sua ultima avventura.
Nelle ultime ore, prima di perdere definitivamente coscienza e di spirare subito dopo, le sue maggiori preoccupazioni non andavano a se stessa, ciò che sarebbe più che naturale per chiunque, ma come sempre ai figli e a me, il suo unico nipote: questo non è il comportamento di un essere umano, ma di un angelo. Ancora ieri sera, ho telefonato a mio padre che era con lei per sapere come stava, e mentre parlavo con lui, la sentivo pigolare lì dietro, la sentivo pronunciare il mio nome e mandarmi un bacio, piccola piccola com'era diventata, lì in quel letto, sempre più distante da me, da tutti noi. Ricordo (tanti sono i ricordi, troppi) che quando non riusciva ad uscire più di casa, non potendo più farmi regali materiali per il mio compleanno, mi scriveva bigliettini dove con la sua incerta calligrafia e il suo deliziosamente indeciso italiano manifestava il grande affetto per il suo unico nipote. Erano i regali più belli e li conserverò per sempre.
Pensare a tutto questo, adesso che non c'è più, pensare che fino a ieri sera avevo ancora qualcosina di lei, se non il corpo, di sicuro la sua mente, pensare a quanto sia veloce l'attimo in cui il tutto si trasforma in niente, pensare ad un affetto che se prima era grande, adesso è smisurato: pensare a tutto ciò ci fa capire quanto sia difficile, se non impossibile, separarsi dalle persone sinceramente buone. E forse per me questa è stata la vera prima volta.
Ora è un angelo che non veglia solo su di me, ma su tutti noi."


Ecco Puccini di nuovo per te. Ovunque tu sia, ascoltiamolo ancora insieme.
L.
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giovedì, 04 gennaio 2007
VOLO DIRETTO PER IL PARADISO
(nel video: “Jean Sibelius – 2nd mvt from Violin Concerto op.47”)



Ho già detto in passato (qui, qui, qui ma primariamente QUI) quanto io ami il Concerto per violino e orchestra in re minore op.47 di Jean Sibelius. Ne avevo parlato quando ancora i mezzi a mia disposizione erano modesti e inadeguati, per mia imperizia soprattutto. Curiosamente, mi trovo a ripercorrere un sentiero analogo a quello dell’anno scorso.
Oggi posso finalmente rendervi maggiormente partecipi di questo capolavoro. Ho ripescato su YouTube il video del meraviglioso secondo tempo del concerto. Scolpito per sempre da Christian Ferras e il suo magico violino. Prima che morisse suicida a 49 anni nel 1982.

Rileggo qua e là le righe che scrissi allora: “Strabiliati dal virtuosismo esasperato del primo tempo, ci arriva tra cap'e collo la mazzata del secondo tempo, il tempo lento, qualcosa di sublime come raramente mi è capitato di ascoltare. E dire che di musica nella mia vita ne ho ascoltata davvero tanta... Ferras appare sfinito, la tensione spasmodica del primo tempo sembra averlo esaurito eppure il suo violino si accende di un lirismo pazzesco, folle, commovente in questo secondo tempo del concerto, uno dei concerti per violino e orchestra più belli ed eseguiti della storia della musica.”

E poi qui: “Riascoltando tutto il concerto ed in particolare il secondo tempo, si ha veramente l'impressione che Ferras metta in gioco tutto se stesso in una sfida ai limiti estremi della resistenza e dell'espressività. E' come se si buttasse a capofitto giù da un aeroplano ed attendesse l'ultimo istante utile per aprire il paracadute, oltrepassato il quale non avrebbe più scampo.”

E infine: “Esiste un video dell’esecuzione di Ferras con Mehta, del 1966, in bianco e nero.
E, francamente, a me pare che Ferras, verso la fine di questo brano (esattamente a 7’:55’’) pianga. Ho guardato e riguardato ossessivamente e con maniacale, entomologica precisione quel passaggio. Forse mi sbaglio, ma voglio crederlo, voglio credere che sia giunto ad un tale livello di tensione intellettuale ed emotiva che alla fine, quando la musica si placa, la sua anima abbia ceduto, si sia spezzata e sciolta in quella brevissima lacrima che gli cola sotto l’occhio sinistro. Dopo lo sforzo immane, in quella stilla è contenuto Tutto-Quello-Che-E’-Stato-Detto. Tutta la sofferenza, la passione e la dolcissima violenza di quel canto incommensurabile.
Se è così,
se è vero che quella goccia che scende dai suoi occhi è una lacrima,
se quella cosa meravigliosa è davvero una lacrima,
io m'inchino ai suoi piedi.”


A distanza di un anno ancora non so se Ferras piangesse o meno al termine di quel canto smisurato.
Io, di sicuro, l’ho fatto.
Un immenso grazie a chi ha messo su YouTube questo video. Commovente testimonianza di una fede incrollabile nell’Arte.
Che Dio l’abbia in gloria.
L.
Postato da lucamadeus alle 20:31 - Permalink
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lunedì, 01 gennaio 2007
HAPPY BIRTHDAY, MR. BLOG
(sempre Allevi...)



BUON COMPLEANNO, SENTIERO DEI ROVI ;-)
(ne son cambiate di cose da qui...)
Postato da lucamadeus alle 11:59 - Permalink
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