giovedì, 30 novembre 2006
DRINKS
(on air: "Azure Ray - The drinks we drank last night")

[...oppure andrebbe benissimo anche questa splendida
foto di
Sara: rende l'idea altrettanto bene, se non meglio]
Azure Ray - The drinks we drank last night
Riding on these waves
Holding on to what you say
Everything will be okay it will work out one way
But i've drifted way too far my arms my legs have grown too tired
And could you be inspired now i'm just tired
And on a swing you push me hard
So i'll come back to where you are
And you know i'm never far no decisions nothing hard
And i knew that it would ring tonight i'll take the bus or the next flight
I won't give up on what feels right
If you see these tears fill in my eyes
It's just the wind that makes me cry
If you could feel this pain inside
It's from the drinks we drank last night
It's from the drinks we drank last night
The shadow of our past projects on clouds of dust and gas
The ones where my eyes will rest a silhouette of loneliness
If you see these tears fill in my eyes
It's just the wind that makes me cry
If you could feel this pain inside
It's from the drinks we drank last night
It's from the drinks we drank last night
Che poi molto spesso le cose più semplici e belle nascono davanti ad un bicchiere, attorno ad un tavolo, dove l’anima si appallottola nel tepore di una mano, e i vetri gocciolano di sogni.
L.
PS: Grazie,
Marti: me l’hai mandata solo un paio di giorni fa, ma me la sarò già sparata almeno 50 volte...
Postato da lucamadeus alle 00:28 -
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domenica, 26 novembre 2006
PLACE TO BE
(on air: "Nick Drake - Place to be")
[meno male Nick Drake...]
Oggi arranco faticosamente, come quasi ogni domenica che si rispetti, in sostanza.
Sono vuoto come un piatto divorato troppo in fretta.
Ieri, gruppo al completo. Tra gli altri, due amici carissimi come fratelli. Il primo ha avuto un improvviso e, a mio parere, eccessivo quanto immotivato scatto d’ira nei confronti del secondo, che lo spronava ad aggregarsi vincendo la stanchezza. Non lo riconoscevo nemmeno, tale è stata la sorpresa. Forse troppo stress, non saprei. So solo che c’è modo e modo di rifiutare e di spiegarsi. Un tempo mi sarei schierato apertamente scendendo in campo con ardore, con le armi della parola. Invece niente. Sono rimasto senza forze. Nessuna reazione apparente, se non fosse che intimamente ribollivo di rabbia per la ridicola futilità della questione, affatto evitabile. Sguardo vacuo, errabondo, morto dentro. A ripensarci, mi sono comportato come il detestabile uomo-topo dostoevskyano nelle “Memorie dal sottosuolo”, pur non possedendo nemmeno un centesimo della sua lucidità di analisi. Lascio passare le cose inebetito. Poi ci rimugino sopra e rinfocolo il mio sdegno, tra me e me. Cosa perfettamente inutile e, anzi, alla lunga deteriorante.
C’è poi stato un chiarimento tra noi, tutto a posto. Ma rimango io, l’irrisolto.
Su un piano più generale, mi verrebbe da mollare tutto e mandare a fare in culo chi di dovere quando ce n’è bisogno, ma so che me ne pentirei inevitabilmente e immediatamente. E poi io non sono così.
Complimenti. Sto prendendo una bella piega. Non c’è che dire.
Fallimento completo.
L.
Postato da lucamadeus alle 16:11 -
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giovedì, 23 novembre 2006
INVETTIVA
(nel video: "Yann Tiersen - Comptine d'une autre etè, l'apres-midi (Luca)")
"Ad Ylenia, con affetto.
Amelie Poulain"
Quello che state per leggere c'entra poco con il video che ho registrato ed inserito nel post.
Ma oggi il vero Luca è racchiuso in ciò che segue.
Il mondo ti mette alla prova duramente ogni giorno, inasprendo i contatti umani, accentuando i contrasti, favorendo gli smarrimenti. Quant’è difficile oggi costruirsi una propria identità. Essere coerenti con se stessi, trovandosi al centro di un fuoco incrociato fatto di stimoli disparatissimi.
Io, in questo mondo, non riesco a credere più. Un mondo dove un giornalismo d’accatto stende il suo velo ipocrita su qualsiasi evento che faccia notizia. Dove si applica un metodico e scientifico smantellamento di valori e divieti unicamente in nome del quattrino, e non di una reale necessità. Dove un ragazzo down viene messo alla berlina da coetanei irresponsabili spesso protetti da famiglie conniventi. Dove un ammiccamento incosciente sfocia in uno stupro di gruppo con una facilità angosciante. Dove gli insegnamenti dei padri vengono ignorati perché ritenuti anacronistici o, peggio, troppo schierati ideologicamente. Dove gli organismi religiosi rimangono pervicacemente ancorati a convinzioni antiquate, scollandosi dalla società e rischiando il più delle volte di non farsi capire dalla gente. Dove, infine, anche comunicare con gli altri ad un livello di complessità pari a zero assume proporzioni epiche. Complice anche la tanto decantata tecnologia, s'intende.
In questi giorni sto leggendo un libro: si tratta di “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò. Una donna partigiana, di nome Agnese. Che compie una scelta precisa, di cui prende coscienza solo sperimentandone le conseguenze giorno dopo giorno sulla propria pelle. In un’Italia affamata e devastata dalla guerra. Fai leggere a scuola un testo simile, capace di trasmettere valori robusti e senza tempo e da cui è possibile ancora imparare moltissimo, e di sicuro vieni subito etichettato come uno che falsifica la storia. Uno che travisa ciò che effettivamente è stato. Uno troppo schierato, insomma.
Ci sono giorni in cui la tentazione di farsi da parte, sparire, sottrarsi con ferocia alle dinamiche impietosamente sbagliate di questa società schifosa e patetica si fa veramente fortissima. A volte si sente il bisogno di uscire all’aperto e gridare il proprio disgusto e il proprio rifiuto. Eppure ci sono imperativi morali che, seppur fievoli, non si spegneranno mai. E, francamente, mi commuovono ogni volta. Proprio perché resistono, questi imperativi. Perché ci sono ancora. Perché, nonostante il bombardamento a tappeto da parte di chi li vuole annientare definitivamente, essi non muoiono.
N-O-N M-U-O-I-O-N-O.
L.
domenica, 19 novembre 2006
E IL NAUFRAGAR
(on air: "E.Morricone - Soundtrack from Marco Polo by Giuliano Montaldo")
Dedicato a Gianlu
(in sottofondo, la magnifica colonna sonora di Ennio Morricone per
il bellissimo sceneggiato "Marco Polo", di Giuliano Montaldo, del 1982)"
Monte Conero, ieri: uno degli affacci lungo il sentiero che dal Belvedere
porta al monastero dei Camaldolesi attraversando il Passo del Lupo
[
in questo link trovate altre foto che ho scattato lungo il percorso]
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare
[L'infinito - Giacomo Leopardi]
Postato da lucamadeus alle 12:51 -
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mercoledì, 15 novembre 2006
UNA GIORNATA
(on air:"G.Jules - Mad world (from "Donnie Darko" soundtrack)")
[questo brano mi manda al manicomio, il titolo parla da solo...]
Una giornata nata come tante altre, né più né meno.
Una giornata in cui, però, ad un certo punto, avverti qualcosa di insolito nell’aria.
Una giornata che, pur non risparmiandoti i quotidiani affanni lavorativi, sempre ad un certo punto, decide di prenderti per mano e condurti fuori dal disordine e dal baccano insensato.
Una giornata in cui la luce del sole, i colori nitidi e l’aria tersa vengono messi in ombra da una fonte ancora più luminosa, e questa è solo a pochi passi da te.
Una giornata che, a tratti, scorre via troppo veloce come l’acqua gelida di un torrente montano.
Una giornata che, anche se esteriormente torna poi ad essere quella di prima, non è più la stessa.
Una giornata in cui, per quel poco tempo che rimane, non sei in grado di combinare più niente perché le capacità sono azzerate e la testa naviga a vista in un mare forza cinque.
Una giornata, infine, in cui stendi la carta appallottolata dei tuoi pensieri per farne memoria.
Una giornata senza pretese.
L.
Postato da lucamadeus alle 00:23 -
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domenica, 12 novembre 2006
SOUNDTRACK FOR A DREAM
(on air: "Luca - Extracts from my soundtrack of Villa Vigoni Tradition und Vision DVD (Luca)")
Villa Vigoni, Centro culturale italo-tedesco a Loveno di Menaggio (Como)
Questi sono giorni in cui si stanno affastellando un pò di faccende, quasi tutte aventi in un modo o nell’altro come comune denominatore la musica. La notizia a cui accennavo nell’aggiornamento al post precedente, vale a dire la presentazione a Berlino (a quanto pare di fronte ad un parterre nutrito di figure istituzionali) di un breve DVD promozionale su
Villa Vigoni – splendido e rilevante Centro culturale italo-tedesco nei pressi di Menaggio, sul Lago di Como – ha avuto proprio ieri sera un riscontro concreto: ho ricevuto il DVD, insieme alla pubblicazione, e sin dai primi fotogrammi del video mi sono detto “ma queste musiche le conosco…”: erano le mie, quelle che avevo composto per il progetto originario alla cui realizzazione su CD-ROM avevo collaborato alcuni anni fa! ;-)
[ne sentite degli estratti in sottofondo]
Allora era vero (non che non ci credessi, solo mi pareva troppo bello). Mi ha fatto un certo effetto, questo è poco ma sicuro, soprattutto perché è stato qualcosa di completamente inaspettato. E gratificante, già così di per sé, non c’è dubbio. Oltre a ciò, c’è un’altra notizia dai risvolti particolarmente interessanti: è probabile che terrò alcuni concerti al Centro (Flavio, forse faremo anche qualcosa insieme, ti immagini che bello?!?). Naturalmente, è tutto ancora da definire e confermare, ma già solo l’idea è magnifica.
Ma, in realtà, l’essenziale è che tutto questo ha avuto un effetto su di me: quello di stimolarmi a riprendere in mano un lato della mia vita che stavo accantonando per ragioni meramente pratiche. A dare forma ed espressione a vecchi sogni: scrivere musica, creare qualcosa, primariamente per me. Insomma: credere ancora in una possibile realizzazione della parte più autentica di ciò che sono. Tutta roba che ho sotterrato da tempo. Ma che, a quanto pare, è ora di disseppellire.
Un abbraccio forte, e un enorme, sincerissimo grazie a ciascuno di voi per le parole di incoraggiamento e gli apprezzamenti che, costantemente, mi rivolgete.
L.
mercoledì, 08 novembre 2006
MOONLIGHT
(nel video: "Ludwig van Beethoven - 1st mvt from Moonlight Sonata n.14, op.27 n.2 (Luca)")
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AGGIORNAMENTO DEL 10/11
Stasera un mio carissimo amico mi ha telefonato dalla Germania,
dove si trova per un dottorato, per dirmi che in un'importante occasione
svoltasi recentissimamente a Berlino sono state scelte delle mie musiche
come colonna sonora di un CD promozionale su un Centro culturale
italo-tedesco al cui progetto originario ho collaborato
con lui ed altri, alcuni anni fa. Vi saprò dire meglio in seguito.
Per ora ho ancora la testa fra le nuvole... ;-)
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Esco dall’ufficio, trafelato
come al solito.
Il passaggio brusco dal calore di un ambiente chiuso al freddo pungente della sera è una scossa tonificante,
come al solito.
Mi imbuco nella macchina, mi stropiccio gli occhi addossando il capo al poggiatesta e respiro aria ad ampie sorsate,
come al solito.
Metto in moto e rapidamente guadagno l’uscita: poche macchine rimaste nel parcheggio,
come al solito.
Mi immetto sull’asse un pò troppo sportivamente, non riuscendo a frenare l’impulso di fuggire via dal nulla quotidiano nel misero tentativo di riguadagnare ciò che rimane, le briciole di una propria autenticità.
Come al solito.
Corro, fuggo, scappo. Poi improvvisamente, un buco latteo nel cielo richiama la mia attenzione: c’è una luna che fa spavento, stasera. Emana un bagliore cosmico che ha del soprannaturale. E nonostante tutto l’inquinamento luminoso della città, si staglia intenso, vivo, forte. Riesci a contare persino le increspature sulla superficie. Il riflesso argenteo sul mare sembra la coda di una cometa.
Cerco un angolo della mia città meno bombardato dalle luci. Mi fermo, spengo il motore e rimango in attesa. Quanti artisti hai ispirato, vecchia furbacchiona, appendendoti a quel cielo nero senza appigli. Faccio fatica, ma alzo gli occhi, e il tuo sguardo mi trapassa.
Non sono solo. Non sei sola.
L.
Riporto di seguito il bellissimo ed istruttivo commento di
Appassionato relativamente alla
Sonata "Al chiaro di luna" di L. v. Beethoven, merita davvero:
"Questa sonata poco c'entra col "chiar di Luna" che è un titolo dato da un poeta, seppur geniale.
Il titolo servì solo poi all'opera a diventare più conosciuta.
In realtà qui Beethoven comincia a variare la forma sonata preludendo al romanticismo per esprimere il dolore dell'allontanamento dell'amata... la contessa Giulietta Guicciardi..
è ovvio che in Arte questi son soltanto pretesti per aprire le porte dell'Immenso contenuto nel cuore dell'Artista.
Infatti poco contano anche i particolari biografici, quello che conta è il Genio, l'innovazione presente nella forma sonata ed anche il fatto che a mio parere in questa sonata ci sia gran parte di Beethoven (sia quello doloroso, eroico o intimistico).
Eccezionale la poetica dei contrasti che si attua tra il primo secondo e terzo movimento
L'adagio sostenuto... esprime tutto il dolore ma trattenuto... trattenuto in una cappa.. non riesce ad esplodere...
L'allegretto successivo è il famoso "fiorellino tra gli abissi" (gli abissi sono il pimo e l'ultimo movimento della sonata)... Nel secondo movimento dopo il dolore la mente torna ad un momento di innocenza, un ricordo di felicità perduta che già prelude nell'attesa all'uragano d'abisso nel movimento successivo : il Presto agitato.
In quest'ultimo quel dolore trattenuto nel primo tempo esplode prepotentemente scatenando tutte le forze dell'animo fino al giungere della catarsi....
Invito tutti i lettori che non la conoscano ad ascoltare tutti e 3 i movimenti per intero.. "
sabato, 04 novembre 2006
CLAVI
(on air: "JSBach - 1st mvt from Konzert fur 4 Cembali und Streicher BWV 1065")
Stasera, prima tappa del tour-de-force musicale di questo fine settimana:
Trevor Pinnock e il suo celestiale clavicembalo (anche materialmente: un oggetto antico e affrescato che farebbe la felicità di qualsiasi arredatore) hanno proposto alcuni capolavori di giganti della tastiera del cinque-sei-settecento quali
JSBach (altrimenti detto “
il Sommo”…),
JJFroberger, JPSweelinck. Due bis, applausi scroscianti. Bella serata, insomma.
Poi riporto a casa un amico. E sulla strada del ritorno mi fermo. Così, di botto. Ad osservare la pioggia mista a neve che si abbatte con violenza sui vetri dell’auto. C’è sempre un fascino misterioso nel fermarsi con la macchina in qualche angolo deserto della propria città. Magari panoramico. Ma stanotte non ho bisogno di panorami, mi basta chiudere gli occhi. Le corde pizzicate del clavicembalo si alternano con i suoni prodotti dall’acqua, che crepita, scorre, cola, scivola, si introduce. Sembra essere ovunque.
Allento il nodo della cravatta, e dalle pieghe della mia anima sorge una musica che non conosce tramonti e che mi accompagna da anni ormai. Il primo tempo del
Concerto per 4 Clavicembali e Archi del Sommo (appunto, sempre Lui…ah, uno dei 4 clavicembali che sentite in sottofondo è suonato proprio da Trevor Pinnock :-)). Dire quanto sono legato a questo brano mi è impossibile ora, cercherò di farlo in un’altra occasione. Come al solito, solo occhi chiusi, bocca serrata, pugni stretti: mi faccio contenitore di emozioni, le accolgo premurosamente, poi chiudo tutto a doppia mandata in modo che non fuggano.
[Sono ancora lì, ben serbate. Non evaporano mai…]
L.
Postato da lucamadeus alle 00:52 -
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