martedì, 29 agosto 2006
LES PARAPLUIES DE CHERBOURG
(on air: "M.Legrand - I will wait for you (Umbrellas of Cherbourg soundtrack)")
Un film come “
Les parapluies de Cherbourg” (1964) con due giovanissimi
Catherine Deneuve e
Nino Castelnuovo, capolavoro immortale del maestro francese
Jacques Demy, oggi può apparire a tratti stucchevole e melenso, lo riconosco. Eppure, è tremendamente in grado di toccare corde profonde, universali, sensibilissime, in virtù di…che cosa mai? Del suo linguaggio impudicamente romantico, questo è certo. E’ così sfacciatamente romantico, arrivo a dire, da autorizzare l’uso di una terminologia stravagante quanto improponibile quale “
pornografia sentimentale”.
(se fate partire il filmato, fermate il RadioBlog!!!... ;-))
Alfa e omega di un amore: nasce puro, autentico, sincero e muore nella consapevolezza più totale della propria fine. Non c’è solo tragedia, ma anche un fatalismo che ti assale alle viscere. Se vuoi piangere, fallo pure, ci siamo incontrati, fuggevoli come
autumn leaves fluttuanti nel vento, e poi, nella neve, ci siamo detti addio per sempre, o meglio le nostre vite l’hanno fatto per noi. Quel che succede in mezzo, è fabula. Nient’altro.

"Geneviève (una luminosa Deneuve), figlia di una venditrice di ombrelli della uggiosa città di Cherbourg, si innamora di Guy (un fascinoso Nino Castelnuovo), meccanico insoddisfatto. Dopo aver superato le obiezioni della madre, decide di sposarlo. Ma la guerra di Algeria strappa alla ragazza il suo uomo (*). L’assenza dell’uomo amato fa sorgere in Geneviève laceranti dubbi esistenziali, che culmineranno nella scelta di sposare un ricco gioielliere di lei perdutamente innamorato (*) presa dopo aver scoperto di aspettare un bambino da Guy. Quest’ultimo, ritornato dall’Algeria, viene a conoscenza del matrimonio e della partenza di Geneviève dalla città normanna. Una dolce amica d’infanzia saprà consolarlo. Molti anni dopo i due ex amanti si incontreranno casualmente sotto la neve di Cherbourg, ma sarà solo per dirsi definitivamente addio (*). Le traiettorie della vita di Guy e Genevieve, incrociatesi per un momento, hanno preso, irrimediabilmente, direzioni differenti." (
Manuel Billi)
(*) = videoclip visibili su www.youtube.com
E’ una storia d’amore. Sfortunata, come tante. Ma in
Demy c’è dell’altro, ed ecco il genio.
C’è una volontà impressionante di arretrare, di spaesarsi, di avvolgersi nel sacro manto del dolore. Fino ad una estremizzazione inverosimile delle passioni. Il demiurgo cerca la sofferenza e ci costruisce intorno un’architettura potente.
E il suo pessimismo demistifica il sogno, sfiorando l’irreale proprio nelle scene dove esplode l’idillio e, paradossalmente, cercando la massima aderenza possibile al reale solo negli episodi finali, dove si consuma il dramma. Come a dire che, di reale, sostanziale, concreto, c’è solo la fine.
Nessuna consolazione, solo midollo spinale che vibra alle musiche intense di
Michel Legrand (già, proprio lui, il menestrello francese di “
The windmills of your mind”, amato anche da Bill Evans). E quella “
I will wait for you”, colonna portante di questo musical così atipico, che suona come una promessa disattesa in partenza, perché già toppo carica di una cieca sottomissione al destino.
Quegli ombrelli che si rincorrono nei titoli di testa (*). Quei colori accesi a rendere tangibili le emozioni dei protagonisti. Catherine Deneuve così giovane e meravigliosa nel suo candore adolescenziale. Et l’amour, l’amour fou…
In sottofondo,
Itzak Perlman (uno dei massimi violinisti contemporanei) interpreta la canzone simbolo del film, “
I will wait for you”. Nel caso foste interessati, il DVD è acquistabile
qui (in francese, con sottotitoli in italiano).
Ma mi raccomando: grosse scorte di fazzoletti ;)
Un forte abbraccio a tutti,
L.
(*) = videoclip visibili su www.youtube.com
giovedì, 24 agosto 2006
MARE NUOVO
(on air: "M.Legrand - Once upon a summertime (Blossom Dearie)")
dopo aver letto il post, immaginerete che qui NON è Marzocca... ;-)
Mentre visiono qualche mia registrazione video di ieri (tutte esecuzioni pressochè pessime), mi appunto un po’ di impressioni sulla giornata di oggi. Trascorsa nel tratto di spiaggia di Marzocca, tra Ancona e Senigallia. A leggere “Circolo chiuso” di J. Coe sotto l’ombrellone, con spasmodica voracità, sempre più consapevole che, sì, è un bel libro, avvincente, scorrevole, ma “La banda dei brocchi” è ben altra cosa. Ha quel quid in più che questo manco se lo sogna. Per carità, è pur sempre Coe.
Affezionato come sono ai miei luoghi marini (Mezzavalle, Portonovo, Sirolo, Numana), mettere piede per la prima volta a Marzocca è stata una specie di shock, ma ci si abitua in fretta, spaparanzati sul lettino in riva al mare. Ad ascoltare lo sciabordio dell’acqua, che tanto, dove vai, è sempre lo stesso. O forse no…non so, devo ragionarci un po’ sopra. A mangiare facili spaghetti allo scoglio e frittura dell’Adriatico, quello sì, il tutto inaffiato da del buon vino bianco freddo, affacciati sulla riviera.
Per lo meno, gli ombrelloni sono abbastanza distanziati l’uno dall’altro, in modo da consentire il disegno di un minimo di spazio vitale tra se stessi e i nuclei umani adiacenti. Mi rendo conto di non sopportare più il mare affastellato, claustrofobico, la gente assiepata oscenamente, uno addosso all’altro, i corpi opulenti o emaciati, gli schiamazzi di bimbi iperattivi, gli sguardi insistenti, gli odori crudeli e pungenti, l’aria che manca. La tradizionale iconografia dell’Inferno, insomma...
Beh, per una volta ho voluto fare una prova. Qualche chilometro in più per una maggior distensione, e, tutto sommato, sono stato ripagato. Se non sul piano paesaggistico, almeno su quello personale. ‘Fanculo al casino, ne ho fatto una scorta per gli anni a venire (Daniela, nulla a che vedere con la tua bolgia notturna, sia chiaro :))
Ed ora, "stop! Dimentica"… (tanto per citare il tormentone estivo…)
Un abbraccio,
L.
Postato da lucamadeus alle 17:41 -
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sabato, 19 agosto 2006
LA BANDA DEI BROCCHI
(on air: "M.Legrand - Once upon a summertime (Blossom Dearie)")

Ed ecco che si aggiunge un altro tassello alla lunga lista dei miei libri preferiti: “
La banda dei brocchi” di
Jonathan Coe. Le storie di Ben, Philip, Doug, Cicely, Claire, Emily, Harding e dei loro genitori si intrecciano in un fitto reticolo di rimandi agli anni
“marroni” (i ’70) in cui si svolgono, sbrogliato con maestria dallo scrittore inglese. Davvero, Coe mi pare uno dei più talentuosi scrittori britannici contemporanei. E, strutturalmente parlando, si nota l’influenza che il nostro grande Italo Calvino ha avuto su di lui, per lo meno l’ultima fase sperimentale e combinatoria.
Onestamente, la conclusione positiva tra Benjamin e Cicely mi ha mandato in sollucchero, ma c’era da aspettarsi che non fosse oro tutto quello che luccicava (vedi “
Il circolo chiuso”)… Sarà che ho tifato per lui (un po’ il protagonista assoluto del libro, se proprio ne vogliamo trovare uno in questo romanzo così corale) sin dall’inizio della storia. Per certi versi mi assomiglia terribilmente, nel carattere, nei vagheggiamenti, nella distrazione, nell’amore per la musica e la scrittura, nell’atteggiamento distaccato e la testa tra le nuvole. Anche la sua abitudine alle dediche musicali non mi è del tutto estranea… ;)
Per chi ha amato (e ne sta amando tuttora il seguito) come me “La banda dei brocchi” –
Matteo,
Chiara,
Rossana… - , qui c’è qualcosa di molto interessante:
http://www.bbc.co.uk/drama/therottersclub/
si tratta dell’adattamento televisivo del libro. Ho sempre avuto un debole per queste operazioni, il più delle volte forse deludenti, ma sicuramente intriganti. Sarà che ogni volta che leggo un libro che mi assorbe, cerco di raffigurarmi concretamente i protagonisti della storia. In quel sito ci sono le immagini degli attori che hanno interpretato le vicende di Benjamin, Philip, Doug, Cicely, Claire, e via dicendo. Sarebbe bello riuscire a recuperarlo in qualche modo. Di sicuro, vedere come è stata ricostruita la divertente e ironica ultima parte del libro e l’estatico incontro d’anime tra Ben e Cicely mi incuriosisce non poco.
Non so perché ma “
Once upon a summertime” di
Michel Legrand, sospirata da
Blossom Dearie, la trovo particolarmente indicata come sottofondo a questo post. Accidenti, ma perché mi intristisco quando finisco un libro che mi appassiona?!? Fortuna che c'è un seguito... ;)
Un abbraccio, buone vacanze
L.
Postato da lucamadeus alle 00:18 -
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sabato, 12 agosto 2006
NELL
(nel video: "Faurè-Grainger - Nell, op.18 n.1 (Luca)")
Questo breve video, in cui strimpello una trascrizione per piano che
Percy Grainger (sommo pianista australiano vissuto tra ‘800 e ‘900 negli Stati Uniti) ha tratto da una splendida lirica per canto e pianoforte di
Gabriel Faurè intitolata
“Nell” op.18 n.1, l’ho registrato oggi pomeriggio. Fuori, tempo grigio, acqua che scroscia, pare autunno inoltrato, anche se stamattina al mare era un paradiso.
Lo dedico a
Chiarina, che adora la “
Donna con ombrello” di
Monet. Tanto che ormai mi pare di identificarla quasi con essa. Faurè ha scritto questo pezzo sublime più o meno negli stessi anni in cui Claude Monet dipingeva il suo capolavoro. Inoltre, per entrambi si parla sempre di Francia. E così, la relazione mentale è presto fatta, ed ecco spiegata la motivazione della dedica ;-)
Da oggi sono ufficialmente in ferie fino al 4 di settembre, ogni tanto passerò nel mio blog come nei vostri, fosse solo per dei saluti. Posterò qualcosa, anche se con frequenza molto ridotta.
Intanto, buone vacanze a tutti e un forte abbraccio.
L.
sabato, 05 agosto 2006
GUSCI
(on air: "A.Scriabin - Prelude op.2 n.2 (Luca)")
In questi giorni non riesco ad essere molto loquace. Stanotte ho dormito bene, strano a dirsi per un insonne come me. Eppure comincio a pensare che quelle
notturne siano le ore più produttive. E che quelle passate a dormire siano rubate alla vita. Naturalmente, poi, la mattina sono un cadavere e mi trascino fino alla sera successiva non si sa come.
Sto leggendo “
La banda dei brocchi” di
Jonathan Coe, consigliatomi da diversi amici bloggers, tra cui la
ladruncola, che ringrazio nuovamente anche del bellissimo cd di
De Gregori. Quanto al piano, in questi giorni il jazz mi sta assorbendo quasi completamente. Attraverso periodi caratterizzati da un fisiologico alternarsi di interesse pressochè totalizzante tra classica e jazz. Perché poi considerarli due generi separati? Io ormai non faccio fatica ad interlacciarli strettamente.
Cos’altro? Ah, la foto che vedete in alto l’ho scattata la settimana scorsa al mare, in quell’ora e mezza strappata alla tempesta imminente. Sono dei piccoli gusci vuoti di cozze abbandonati dalla natura su uno scoglio di fronte al mare. Mi andava di fotografarli, non so perché. Originariamente l’immagine era a colori, poi l’ho virata in bianco e nero, che mi è sempre parso più elegante.
Riconoscete il brano in sottofondo?
E’ quel pezzettino di Scriabin che vi ha mandato in visibilio, con mia somma gioia, qualche post fa. Ve lo ripropongo, stavolta strimpellato da me.
Vi abbraccio, con la sensazione che le ferie stiano per sopraggiungere anche per questo blog.
L.