giovedì, 29 giugno 2006
STURM UND DRANG
(on air: "Field-Friedman - Notturno in si bemolle (Luca)")


David Caspar Friedrich: Frau in der Morgensonne (1818, Museum Folkwang)


Ti vedo raffigurata amabilmente,
Maria, in infinite immagini,
ma nessuna può mai raffigurarti
quale t'immagina l'anima mia.

Da allora so che il tumulto del mondo
si è dileguato per me come un sogno,
e un cielo di dolcezza ineffabile
mi sta per sempre nell'anima.
(Novalis)

(*) per chi fosse interessato, ho inserito alcuni links esplicativi nel testo

PS: il brano che ho registrato la settimana scorsa e che sentite in sottofondo è un arrangiamento di Ignaz Friedman (grandissimo pianista vissuto tra '800 e '900) del Notturno in si bemolle di John Field, compositore di fine '700, il creatore della forma pianistica del notturno, innalzata in seguito ad opera d'arte da Fryderyk Chopin. E' il tipico brano biedermeier, in cui la posa classicista del tardo illuminismo viene messa da parte in favore di un rapporto più autentico ed immediato con la melodia, attraverso il canto spiegato e gli abbellimenti alla mano destra, e il tappeto sonoro della sinistra. Naturalmente, Friedman ci ha messo del suo, inserendo armonie più moderne, la cui audacia era totalmente sconosciuta a Field. Ma il risultato non snatura affatto l'originale, anzi lo sublima.

Notte, un abbraccio
L.
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AGGIORNAMENTO DEL 01-07-2006

GRANDE ITALIAAAAAAAAA!!!!!!!!!!
Postato da lucamadeus alle 01:02 - Permalink
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domenica, 25 giugno 2006
TANGO!
(on air: "S.Barber - Hesitation-Tango, op.28 n.5 (Luca)")


Ok, ok, è vero che conta il risultato e, bene o male, come
al solito tra atroci sofferenze, passiamo ai quarti, ma DIAMINE!!!
Ad ogni partita perdo 10 anni!!!!!!!


Come promesso, ecco il tango a cui ho accennato nel precedente post: "Hesitation-Tango", pezzo n.5 dai "Souvenirs" op.28 di Samuel Barber. L'ho registrato qualche giorno fa, e stranamente (considerata l'estrema difficoltà tecnica del brano) è venuto alla prima botta, come si suol dire. E' una musica molto particolare, non un tango in senso classico o tradizionale, ma rivisitato in chiave moderna da un autore colto. Le dissonanze che sentite e che potranno sembrarvi stonature in realtà ci sono tutte. Nasce un pò come parodia, come divertissement, come gioco sdrammatizzante. E, devo dire, è anche molto divertente da eseguire.

Mi scuso, in questi giorni passo poco per blogs, compreso il mio, un pò per impegni vari, un pò perchè sento di non aver molto da dire, per lo meno ultimamente. Stasera non sono nemmeno ai massimi storici quanto a umore, come sempre mi accade di domenica, d'altronde, non c'è da stupirsi. Ad una cosa, però, non riesco mai troppo a farci l'abitudine, tanto è piacevole: l'affetto con cui mi seguite, nonostante le mie altalene interiori. Grazie davvero. E ora, via alle danze! ;-)

Un abbraccio, notte
L.
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giovedì, 22 giugno 2006
OPERE DI VETRO
(on air: "P.Glass - Glasswork n.1 (Luca)")



Stasera avrei dovuto postare qualcosa sul tango, che si collegasse al bel post di Cybilla sullo stesso argomento. Il problema è che il brano che avevo intenzione di inserire nel Radio.Blog e che avevo registrato ieri pomeriggio in mezzo a non poche difficoltà tecniche (“Hesitation-Tango”, quinto pezzo della raccolta “Souvenirs” op.28 di Samuel Barber, grandissimo compositore americano del primo ‘900) l’ho lasciato nella USB key che mi sono portato stamattina in ufficio per lavoro. Me ne sono accorto stasera, appena tornato a casa naturalmente. E così, niente tango. Tra l’altro, domattina ho pure una demo di un software da affrontare, perciò non sono molto in vena.

Meglio così, perché stasera mi sento più affine alle atmosfere sospese ed impalpabili del primo “Glasswork” di Philip Glass, autore minimalista contemporaneo che adoro. L’ho registrato qualche giorno fa. Avete presente quando un po’ tutto, intorno, risulta vuoto, vacuo, una sensazione imprecisa, sfumata, dai contorni pallidi, ma senza una chiara connotazione malinconica, solo stasi, tregua, intervallo? Ecco, questo è lui.

O meglio, io mentre lo suono.
Un abbraccio, notte
L.
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domenica, 18 giugno 2006
ALLEMANDA
(on air: "J.S.Bach - Allemanda from IV French Suite (Luca)")


Questo post è stato ispirato dal titolo del bel blog di Occhidipervinca

Domenica afosissima, di quelle insopportabili, cariche di una tenace apatia in grado di compromettere l’intero andamento della giornata. Fortuna che ancora qualche rotella gira nella mia testa. Senza un’idea, anche una sola, deraglierei per l’ennesima volta. Invece, scartabellando tra i mucchi di spartiti affastellati per casa, mi capita tra le mani la raccolta delle 6 Suites Francesi del Sommo. A titolo puramente informativo, nel personale e balzano vocabolario del sottoscritto il Sommo sta per Johann Sebastian Bach. Quindi, quando su queste pagine vi ricapiterà di leggere “il Sommo”, saprete a chi pensare.

Sfogliando il volume mi dico “ah, già, già…c’è quella Quarta, poi…l’Allemanda iniziale è irresistibile”. Ok, mi posiziono nella pagina desiderata, quella dove il sogno ha un principio, per essere precisi, visibilmente più consunta delle altre, e scorro rapidamente lo spartito con gli occhi. Ricordo alcune trasmissioni interessantissime su Glenn Gould, pianista prodigioso, straordinario interprete bachiano, morto troppo giovane: si stravaccava sul divano a gambe all’aria, una matita ciondoloni tra i denti, e in quei momenti, in cui tutto pareva fuorchè un pianista, si stava letteralmente imbevendo di musica. Cioè, capite? Mi spiego meglio: SI STAVA IMPARANDO A MEMORIA IL PEZZO.

Cerco di farmi capire. Lui era lì, apparentemente mezzo rincoglionito, tra sonno e veglia, una specie di trance. Tu non diresti mai che in quel momento, sdraiato in salotto, i vestiti gualciti, i capelli arruffati, gli occhi a mezz’asta, insomma, non diresti mai che questo pazzoide stia facendo musica di altissimo profilo. E invece, lui, in quel momento, STA ASSORBENDO LE NOTE CHE LEGGE. Le fa sue, le mangia, le divora, per poi eruttarle sul piano in esecuzioni impeccabili che hanno fatto la storia dell’interpretazione. Roba da matti.

In conclusione, certe volte, io miserabile pianistucolo di quart’ordine al suo confronto, spesso mi comporto in modo simile. Supino, sul letto, insonnolito dopo una notte troppo breve, mi rileggo il brano, le gambe accavallate. Ma naturalmente mi manca la SUA memoria fotografica, perciò non imparo un cazzo. Non assorbo un bel niente. Al limite suono mentalmente il brano, quello sì. Quello riesco a farlo. A risentirlo dentro di me, mentre lo sguardo scivola nota dopo nota. Poi mi alzo, mi metto al piano, nemmeno una camicia addosso e a piedi nudi (ahi, il gelo dei pedali…).

Solo uno spartito davanti. Le mani sulle ginocchia. Attendo in silenzio.
Un alito di vento penetra in casa, dalla finestra dietro di me. Si placa.
“Ok, è ora di partire”. Buon ascolto.
L.

PS: piccolo sondaggio: avete qualche problema ad ascoltare la musica o a visualizzare il radioblog? se sì, che tipo di browser utilzzate (Explorer, Firefox...)? lo chiedo perchè da qualche giorno con Firefox ho qualche problema...grazie a tutti!
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venerdì, 16 giugno 2006
L'AFFANNO
(on air: "R. Schumann - Ungeduldig (Luca)")



Le storie del mare sono tante. Oggi, registrando questo brevissimo brano, l’ansante “Ungeduldig” tratto dallo splendido ciclo “Die Davidsbundler” op.6 di Robert Schumann, avevo in mente un’immagine come questa. L’acqua fortemente increspata, a formare colline orlate di spuma bianca e, all’orizzonte, montagne. Un ambiente aperto e chiuso allo stesso tempo. Un’inquietudine astratta, congelata nello scatto bianconero di un’anonima macchina fotografica. Un muro si innalza sulla sinistra, quasi edificandosi sulle onde stesse. Crea spaesamento. Una specie di vertigine.
La stessa procurata dal vigoroso affanno schumanniano.

La melodia sincopata fa ansimare, altera la frequenza regolare del respiro.
Si cerca di rincorre le note e si è sempre un attimo indietro, sempre un poco in ritardo.
La mano tesa quasi a cercare di afferrarne qualcuna, inutilmente.
Un po’ come quelle onde.

Buon ascolto, un abbraccio
L.
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martedì, 13 giugno 2006
ANELITI
(on air: "R. Wagner - Finale da Tristan und Isolde")

...svieni, Alma, svieni... ;-)

Premetto: c’è il rischio di venire sopraffatti dalla musica di Richard Wagner (1813 - 1883), uomo pessimo sotto molti aspetti, ma genio immenso in grado di smuovere le montagne con la sua incrollabile forza di volontà e la fede, a volte un po’ fanatica, verso i propri obiettivi. E’ stato il classico tipo che aveva un sogno ed è riuscito a realizzarlo, a costo di compiere azioni deplorevoli dal punto di vista morale. E pochi cazzi. In fondo, quale altro compositore ha concretizzato il desiderio di veder costruito un teatro tutto per sé, completamente consacrato all’esecuzione delle proprie opere?

Ma non è questo il punto. E nemmeno la sede per discutere approfonditamente della figura di Wagner (la mia tesi di Laurea era incentrata su di lui, ed in particolare proprio sulla sua opera capitale, il “Tristan und Isolde”, al centro delle dinamiche filosofiche tra Schopenhauer e Nietzsche). Il punto non è l’importanza capitale del “Tristano”, capolavoro operistico dopo il quale la musica non sarebbe più stata la stessa.

Il punto è che il “Mild und Leise”, ovvero l’aria di chiusura del “Tristan” di Wagner, è probabilmente una delle musiche più belle e coinvolgenti che siano mai state scritte. Ascoltatela e mi saprete dire se siete riusciti a rimanere fermi sulla sedia, a non battere un ciglio, a schivare il flusso prepotente di un calore espressivo inaudito. Si vorrebbe cantare a squarciagola con Isolde, mentre muore sul corpo dell’amato Tristan. Cantare l’Amore nella Morte, il suggello ultimo e definitivo di una passione che può trovare soluzione solo nel recipoco annullamento.

La musica di Wagner, qui, è anelito puro. E’ l’esplosione dell’Eros che si autocelebra insieme a Thanatos. La voce di Jessye Norman assolutamente perfetta, per il suo timbro scuro, potente, cupo. Insomma…i brividi non tardano a farsi sentire. Siamo al di là dell’umano.

Non stupitevi se alla fine del brano, inconsapevolmente, vi ritrovere il viso bagnato di lacrime.
Buon ascolto, e un abbraccio forte
L.

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domenica, 11 giugno 2006
FOGLI VOLANTI
(on air: "R. Schumann - Romanza op.28 n.2 (Luca)")



Certe serate sono come fogli strappati di un diario che si sparpagliano al primo alito di vento. Li rincorri per riacchiapparli, temendo che vadano persi. Poi, con pazienza e cura maniacale, li risistemi uno ad uno. E tutti i ricordi si ricompongono magicamente. E’ quello che è successo venerdì e sabato sera. Avevo bisogno di ritrovare certi sguardi complici. Di ritrovare certi sorrisi genuini. Di ritrovare una confidenza capace di farti stare fino alle 4 di notte dentro una macchina a parlare. Di ritrovarMI, insomma. E in questa operazione difficoltosa e anche un tantino complicata solo Claudia può riuscire. Con precisione chirurgica. Ho notato che i suoi occhi nerissimi brillano anche nella più completa oscurità. Non ci avevo mai fatto caso.

Poi magari il pomeriggio, come una parentesi stonata tra momenti incancellabili, ti butti nel letto come un sacco di merda. Per riaverti dalla stanchezza, ti dici, ma in realtà è solo per riprendere fiato esistenziale. E ti sorprende un rumore di fondo continuo, incessante, come se la mente fosse una radio alla disperata ricerca della giusta frequenza. Pezzi di frasi senza senso, immagini di un tempo ormai trascorso, associazioni apparentemente irragionevoli. Squilla il cellulare, ti vesti in fretta e furia, ti vedi con un amico carissimo, “du’ barzole” (due chiacchiere, come si dice qui) in un locale dove la sola vista del porto di Ancona ti apre la mente. Scardina meccanismi inceppati. Respiri ancora. Riacquisti valore in un sabato pomeriggio strozzato. E poi, nuovamente, una serata da custodire gelosamente nel tuo diario interiore.

Quanto amo Schumann. Ieri ho registrato al piano la Romanza op.28 n.2, su intelligentissima indicazione del mio fratello di musica. La strimpello in sottofondo. Che intimismo, che raccoglimento. Il tema del brano è affidato ai pollici delle due mani, mentre le altre dita creano tutt’intorno una nuvola sonora che avvolge il canto interno (la commovente "Innere Stimme" schumanniana). C’è di che svenire. E’ un’Anima che parla. Come sempre in Schumann.

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Vivi. Inspiri aria. Riempi i polmoni.
Poi ti spegni, brevemente, lontano da occhi invadenti.
Poi resusciti di nuovo. Ti abbandoni con fiducia.
Strappare i petali dei giorni. Uno ad uno.
Ti dici che non c’è fretta.
Ma è il Tempo a decidere per te.

Claudia, Francesca, Giorgia, Franci, Simo, tutti, chi c’era e chi non c’era: grazie, vi voglio bene.
L.
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venerdì, 09 giugno 2006
ESANGUE POLONIA
(on air:"K. Szymanowski - Prelude op.1 n.1 (Luca)")


Da un paio di giorni a questa parte, il genio vagamente tetro di Karol Szymanowski (1882 - 1937) è tornato a farmi visita. Lo dico con una punta di amarezza perché quand’è così significa giorni un po’ cupi e profondamente riflessivi. Ho conosciuto da non molto tempo questo compositore, forse il più grande musicista polacco della prima metà del ‘900. E da quando ne sono venuto a contatto, non me ne sono più liberato.

La cosa singolare è che di lui adoro unicamente le opere giovanili, cioè NON quelle per cui è internazionalmente riconosciuto come un maestro di enorme importanza ed influenza (Metopes, Masques, etc.). Per intenderci, i brani pianistici fino all’op.10. Da lì in poi mi risulta estremamente difficoltoso ascoltarlo. Ma fino a quella fatidica op.10 lo venero smisuratamente.

Certo, il suo modello di riferimento è indiscutibilmente Alexander Scriabin. Ma nonostante questa forte dipendenza artistica che caratterizza le sue prime opere, è già riconoscibile. E’ già identificabile per alcuni tratti specificamente suoi. Pensoso, languidamente inquieto, contrassegnato da un pallore dolente, un po’ com’era fisicamente lui stesso.

Ricordo che tempo fa mi imbattei in una enorme galleria di immagini di Szymanowski. Non so nemmeno io come feci a trovarla. So che fu impressionante. Alto, slanciato, magro, elegantissimo e dal portamento nobile. Ma quel viso. Strano. Spento, esangue. Una specie di vampiro. Mai un sorriso. Gli occhi trasparenti, vacui. Forse si spiega con la sua vita tormentatissima.

In sottofondo, ascoltate me che suonicchio il primo dei suoi Preludi op.1. E’ un ciclo di nove brani, uno più bello dell’altro. A questo sono particolarmente affezionato. Oggi l’ho registrato insieme ad altri quattro. Li posterò man mano, uno dopo l’altro. Oppure salturariamente. Meglio, anzi. Va preso a piccole dosi.

Buon ascolto, e un abbraccio
L.
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mercoledì, 07 giugno 2006
ALTEZZE
(on air: "R. Strauss - Beim Schlafengehen")



Hai idea di cosa sia tutto questo?
Credo sia Luce.
Non devi credere. Devi rispondermi con sicurezza.
E’ Luce.
Umana?
No.

PS: Una superstrega davvero speciale mi ha dedicato un racconto, incentrato sulla figura di un pianista. E allora, cara Corinne, per sdebitarmi in qualche modo, non posso far altro che dedicarti a mia volta la voce di Anna Tomowa-Sintow che canta il terzo sublime lied di Richard Strauss "Beim Schlafengehen", tratto dai Vier Letzte Lieder, il testamento spirituale del grande compositore tedesco. Esecutori d'eccezione: i Berliner Philarmoniker diretti dall'immenso Herbert von Karajan.

PPS: domani torna la mia carissima amica Claudina dalla Spagna, si fermerà 4 giorni!!!! :-)
Un abbraccio a tutti, notte
L.
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lunedì, 05 giugno 2006
IL SOGNO
(on air: "E. Morricone - Nuovo Cinema Paradiso")

...sshhh...

Buon ascolto, e un abbraccio
L.
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