domenica, 30 aprile 2006
***************AGGIORNAMENTO DEL 2 MAGGIO **************
Con questo ultimo post sulla gita romana del 22,
inauguro Flickr, comodo strumentino per la gestione
delle immagini (nella colonna di sx, sotto il Radio.Blog).
Per ora ci trovate le bellissime foto di Ale scattate a Roma.
Contenti, Arte e Todo? ;-)
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ANCORA SU ROMA
(on air: "G. Allevi - Ti scrivo")
Il Vittoriano visto da Ale...
Il mio
resoconto puramente esteriore e cronachistico della meravigliosa giornata trascorsa a Roma la settimana scorsa impallidisce se confrontato con l’intima partecipazione emotiva che si respira ad ogni parola nei bellissimi post di
Haidee e
IlTuoSorriso al riguardo.
Rileggendo certe parole, mi rendo sempre più conto che quel giorno, per le vie di Roma,
ha passeggiato un’anima divisa in due, un unico, tacito ma percepibilissimo sentire distribuito in due corpi differenti, in due diversi organismi. Col progredire dei giorni, che si succedono senza sosta, e che mi separano sempre più da quella giornata, un lavorio interiore non mi dà tregua. Ne cerco il senso, non si capisce perché, nella “
Vita di Beethoven” di
Romain Rolland, ma come c’era da aspettarsi, non mi è di grande aiuto.
Al momento di uscire dalla
“botteguccia di Geppetto”, con un Pinocchio a grandezza umana seduto comodamente su una panchina proprio di fronte al negozio, insieme al quale dei turisti si facevano fotografare divertiti e increduli, anche solo due minuscoli pensierini di legno hanno contribuito a sancire la suggestione di un momento che mi rimarrà a lungo scolpito dentro. C’è poco da fare.
Già, il
Pantheon. Rotondo e accogliente, ma così spropositatamente grande in confronto alla piazza che lo contiene.
Hai ragione. E’ una riflessione che sembra fare pendant con quello che sento in questi giorni. Lampi di felicità, la gratificazione che sorge dentro di te al sorriso altrui, quello effettivo e quello celeste di due occhi scivolosi, rapidi. Ti senti parte di una dinamica che non dipende più da te. Di un fluire ineffabile, esclusivo, tuo e di chi ti sta accanto. Portato da qualcosa la cui forza è irresistibile.
La colonna sonora di quel giorno, ormai, è indissolubilmente legata alle musiche per piano di Giovanni Allevi, che sto suonando moltissimo ultimamente. Anzi, si può dire che sto eseguendo SOLO questo, mettendo temporaneamente da parte i “grossi”, Chopin, Schumann, Rachmaninoff, e andrò avanti così finchè, sfinito, non mi stancherò di percuotere sempre gli stessi tasti, la stessa sequenza. Ma questi suoni mi tengono legato a quei momenti.
Li individuo più chiaramente nella mia testa. Li sento pulsare dentro ad ogni battuta. Ad ogni croma.
Ad ogni nota di “Ti scrivo”, in sottofondo.
Buon we a tutti,
L.
giovedì, 27 aprile 2006
HAPPY BIRTHDAY, MR. DARCY
(on air: "G. Allevi - Pensieri nascosti")
E va bene, eccoci arrivati a 30 anni.
Ho davanti una foto un po’ ingiallita di me da piccolo, insieme ai miei, in montagna.
Incespico sulle gambe tonde e corte, un pugnetto nella mano di mia madre che mi aiuta a sorreggermi. Sul pancino, una mano di mio padre, ancora con i baffi e qualche capello in più. Sole. Prati. Alberi.
Gran bel periodo quello, in cui non ti passava neanche per la testa di chiederti cosa saresti diventato da grande. Vivevi e basta.
Stop. Niente discorsi plateali, niente retorica, tutta roba che detesto.
Rimando i festeggiamenti a sabato, ammesso che ci sia qualcosa da festeggiare.
Oggi sarà una giornata come un’altra. Nessuna differenza rispetto agli altri compleanni.
Anzi no, una differenza, importante, c’è. Voi.
Vi abbraccio forte,
L.
PS:
Chiara, non trovo parole sufficientemente significative per ringaziarti. Posso solo tentare di ricambiare a suon di musica, ciò che mi riesce meglio: il brano in sottofondo è tutto per te. Mannaggia, mi hai commosso...
Postato da lucamadeus alle 00:22 -
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mercoledì, 26 aprile 2006
NEBBIE
(on air: "G. Allevi - Come sei veramente")
Lo sguardo racchiuso tra le pareti di una stanza.
Respirare a fatica.
Sentire come della
nebbia sospesa sotto lo sterno, ad ogni respiro. Percepire con spavento una vastità incontenibile al proprio interno, che non si capisce come ci sia finita, come sia finita tutta dentro. Forse in anni e anni di note, suggestioni, desideri irrealizzati.
E tirarla fuori, adesso, è un problema serio.
Non mi pare sia successo niente di particolarmente negativo, di recente. Almeno credo. Vado indietro con la mente, e non trovo nulla, in apparenza.
Ma forse il problema risiede nella mia testa bacata. Credi davvero di sciogliere le tue inquietudini rimestando nel passato, anche recente? Sei davvero così stupidamente realista?
Quante scorie. Quanta sabbia.
Agitare le mani nella bruma, alla ricerca di uno spiraglio di luce.
Impossibile vivere con la mente rivolta all’indietro.
Con gli occhi inzuppati nei ricordi. Te ne devi fare una ragione.
Mi viene da ridere, se penso a come sono fatto.
Sempre lo stesso, nonostante i 30 anni che suoneranno giovedì.
Certe sere mi incanalo inevitabilmente in riflessioni rischiose.
Non farlo significherebbe negarsi.
Farlo significa perdersi.
Sono fregato comunque.
L.
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lunedì, 24 aprile 2006
ROMA CAPOCCIA
(on air: "G. Allevi - Come sei veramente")
Difficile sintetizzare la bellissima giornata di ieri, senza alcun dubbio una delle più belle che mi sia capitato di trascorrere. Partenza antelucana alle 6:10, io e
Ale arriviamo intorno alle 9:30. Ci incontriamo con
Todo, prezioso amico e straordinario cicerone in una capitale assolata e più smagliante che mai. Ci dirigiamo subito verso le Scuderie del Quirinale, dove ci aspetta una lunga fila per la mostra su Antonello da Messina. Abdichiamo in favore di una bellissima esposizione dei quadri più rappresentativi di Amedeo Modigliani, nel complesso del Vittoriano. Al termine della visita, ci affacciamo su una vista da capogiro di Roma dall’alto. Da buoni provinciali io e Ale ci facciamo pure fotografare con i centurioni…ho detto tutto.
Verso la mezza ci incontriamo con la carissima
Haidee e con
Sbagliatosempre, guida eccezionale al pari di Todo, dirigendoci verso un ristorante per pranzare. Intorno alle due passiamo a prendere a Termini
IlTuoSorriso ed una sua cara amica,
R., che la ospiterà per un giorno a Roma: gli ennesimi regali inestimabili di una giornata già splendida. Attraverso un parco lussureggiante, dove Sbagliatosempre ci saluta, approdiamo a Piazza del Popolo, che ho sempre amato moltissimo per la sua apertura e la sua vastità. Un rapido sguardo all’Ara Pacis ed alla struttura di recente creazione che la contiene, e via verso un locale per riposarsi un po’ e riprendere le forze. Ale più fresco che mai, io un cadavere. Parentesi: mi scuso con coloro che mi hanno sopportato, ieri, ho recitato la parte del “martire delle passeggiate” ma dovete capirmi, mi fossilizzo tutte le settimane in un ufficio senza muovermi per ore, e passare dal niente al tutto nel giro di un giorno può essere traumatico ;-)…cmq, sono ancora vivo, perciò...
Verso le 17 Todo e Haidee ci lasciano, rimaniamo in quattro e lo scettro di condottiero passa in mano a R., da quattro anni a Roma. Da qui in poi i ricordi si affastellano mischiandosi con una magia particolare fatta di colori, odori, presenze, sorrisi: una deliziosa bottega dove si lavora il legno (questo è stato davvero un momento indimenticabile), i dipinti del Caravaggio nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi, la magnifica Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, Piazza Navona e il suo bailamme…Ore 19:30: arriva il tempo dei saluti, e qui non aggiungo altro.
Io e Ale ci infiliamo nel primo bus che troviamo e, stipati come sardine (mi sto ancora chiedendo come facesse quel bus a muoversi) arriviamo a Termini. Il treno per Ancona è in leggero ritardo, il tempo di comprarci al volo la cena e poi si parte. Nelle 4 ore di viaggio, si è fatto tutto tranne che dormire: tante parole, i ricordi incantevoli della giornata, persone uniche come doni inaspettati e qualche sms che conservo gelosamente. Non voglio scialacquare altre parole, rischiando di snaturare lo splendore della memoria.
Voglio solo ringraziarvi nuovamente tutti,
Todo, Haidee, Sbagliatosempre, IlTuoSorriso, R. ma soprattutto
Ale, insostituibile compagno di avventure. E, infine, dedicare il brano di Allevi in sottofondo ad ognuno di voi, e ad una persona in particolare, che se il sole ieri mi è parso più luminoso del solito, lo devo a lei.
Buonanotte,
L.
PS: arriverà qualche foto originale, non temete… ;-)
giovedì, 20 aprile 2006
************AGGIORNAMENTO DEL 21 Aprile *************
E ROMA SIA!
Domani sarò nella capitale, anche se per una
giornata sola (vabbè, stavolta è andata così...)
Ci si risente domenica, un forte abbraccio a tutti!
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CHOPIN, O DEL SUSSURRO...
(on air: "F. Chopin - Improvviso n.4")
Relativamente al prossimo fine settimana, che coinvolge un ponte alquanto allettante (come tutti i ponti, d’altronde), un dilemma di proporzioni colossali affligge i miei mediocri pensieri quotidiani (per lo meno la sera, visto che durante il giorno ho appena il tempo di respirare…):
Roma o Venezia? Probabilmente la prima soluzione si sta profilando come la più plausibile, ma è ancora tutto da vedersi. La “
pesante macchina organizzativa” - mi quoto,
cocc ;-) – della premiata ditta Lucamadeus &
Conero05 si è messa in moto, arrancando faticosamente tra i mille perigli di una selezione avventata e tardiva (
sempre all’ultimo momento, per intenderci…). Ma tant’è: se la caput mundi è disponibile, puote darsi che noi si giunga ad una conclusione positiva delle danze: tanto per storpiare un celebre frase definitiva del buon
Beethoven,
“Deve Essere (Roma)? Deve Essere!”.
Saltando di palinfrasca, ultimamente sto rispolverando diverse cose di
Chopin, nonostante, come già rilevato in altri precedenti post, non sia tra i miei autori preferiti (
fratello, non me ne volere ;-)):
le due Sonate, n.2 op.35 e n.3 op.58, le quattro Ballate (specialmente la
quarta, quella a cui sono più affezionato), ma soprattutto
i quattro Improvvisi.
Il
quarto Improvviso in particolare (
che sentite in sottofondo, interpretato meravigliosamente dal grandissimo Nikita Magaloff) è quello che negli ultimi tempi eseguo più spesso. E’ di una bellezza accecante. Quella parte centrale sublime, in cui un tema morbido, dal sapore nostalgico ma mai malinconico, si staglia sopra un soffice tappeto di terzine, incorniciata dalla furia, dalla tempesta degli episodi iniziale e finale, è un incanto al quale difficilmente riesco a resistere.
Sussurrata, come gran parte delle emozioni chopiniane: a mezza bocca, mormorate.
Caratteristica, tra le molte, per cui il franco-polacco è passato alla storia.
A pensarci bene, il
sussurro, paradossalmente, contiene in sé una forza evocativa enormemente superiore allo strepito. E Chopin l’aveva capito, perché spessissimo, nelle sue opere, inseriva dei passaggi quasi bisbigliati, inclusi in una intelaiatura tumultuosa e agitata (come nei quattro Scherzi, o nelle stesse Ballate). E bravo Fryderyk! Un altro punto a tuo favore!
Buon ascolto, e buonanotte.
Allego un grandissimo abbraccio (circa 100 Mb, occhio, ci vuole come minimo l’adsl… ;-)).
L.
Postato da lucamadeus alle 00:28 -
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lunedì, 17 aprile 2006
AHI, PENTIROMMI...
(on air: "A. Foà legge Leopardi - Il passero solitario")
Giorno davvero bello, quello di ieri, tra le colline umbre e marchigiane, nei luoghi del nonno violoncellista. Ne parlerò semmai più avanti, ora sento la necessità di condividere una delle più belle poesie di Leopardi, un autore che adoro fino all'inverosimile.
Nel Radio.Blog sentite la voce del gigantesco Arnoldo Foà recitare "Il passero solitario". Dei brividi mi scorrono sulla pelle, ascoltandolo.
Soprattutto quegli ultimi due versi conclusivi, che mi paiono tra i più belli mai scritti in assoluto:
"Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro. "
Non posso trattenere un nodo in gola, sentendo Foà declamare questi due versi con una intensità da far paura: il tempo che fugge, che è fuggito e che porta via con sè la giovinezza ormai perduta per sempre. La voce si fa flebile, dolcissima, quasi un alito di vento che passa per le vie deserte di Recanati, al tramonto.
Buon ascolto/lettura a tutti,
L.
IL PASSERO SOLITARIO
D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.
Postato da lucamadeus alle 10:27 -
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venerdì, 14 aprile 2006
STRANGE FEELINGS
(on air: "K. Jarrett - Kyoto, from Sun Bear Concerts")
Stasera vorrei e dovrei scrivere qualcosa su questo blog, ma francamente mi sento spossato da una serie di sensazioni strane. Non sto completametne a mio agio. Da ieri, forse. Il periodo più difficile sta per terminare, anche se è solo un’idea fasulla, perché dalla settimana prossima ci sarà da rimettersi sotto, nella speranza di farlo con meno stress.
Quindi qualcosa sta per finire.
Ok, e poi? Beh, poi qualche giorno di vacanza, per le festività pasquali.
D’accordo. E poi? Diamine, e poi, e poi!
E poi non lo so. C’è qualcosa, stasera, qualcosa che non mi quadra. Non me lo so spiegare. Avverto come una sensazione di spaesamento, tipica di quando riemergi da un periodo di fortissimo impegno psicofisico. Le nubi si diradano improvvisamente, e tu che fino a quel momento hai vissuto quasi unicamente per quello, buttandoti a capofitto nel lavoro e trascurando ogni altra cosa, ti chiedi: “E adesso? Cosa diavolo mi rimane?”.
Un abbandono, una trascuratezza, un po’ di desolazione. Più nessuno accanto a me.
Ecco quello che mi rimane. Probabilmente perché ci si sente come svuotati, all’uscita di una lunga galleria. Il mondo continua scivolando, prosegue la sua corsa intorno a te. Io invece procedo a tappe forzate. Anzi, sarebbe meglio dire, mi costringo a procedere, specie quando il carico di lavoro è così pesante. Cerco di tenere testa a tutto e tutti, ma inevitabilmente qualche pezzo per strada lo si perde. E quando riaffioro, la perdita di quel pezzo si sente.
Keith Jarrett, e il suo
concerto di Kyoto, dai “Sun Bear Concerts”, mi soccorre, stasera.
Poca voglia di esprimermi. Non so perché ma sento una gran solitudine. Domani passerà.
Un forte abbraccio a tutti,
L.
Postato da lucamadeus alle 00:30 -
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martedì, 11 aprile 2006
L'OLIMPO
(on air: "L. van Beethoven - 2nd mvt from Piano Concerto n.5 "Emperor")
La statua di Ludwig van Beethoven a Bonn
Scrivere sulle note di
Beethoven non è facile, ma voglio provarci lo stesso.
Il brano che ascoltate,
di una bellezza siderale, è
il secondo tempo del Concerto per pianoforte e orchestra n.5 op.73 detto “L’imperatore” di Ludwig van Beethoven. Lo ricordate nei punti salienti della colonna sonora de “
L’attimo fuggente” di
Peter Weir? Quale musica, meglio di questa, poteva esprimere l’ardente idealismo, la purezza e l’ingenuità che quel film trasmetteva?
Va da sé che musica simile si commenta da sola, perciò vorrei evitare le mie solite osservazioni noiose, pedanti e vagamente didascaliche. Ci provo, eppure non ci riesco.
Perché vorrei dire che
Beethoven, esattamente come
Chopin o
Mozart,
non è quel clichè a cui siamo stati abituati a pensare. La serenità olimpica di questo pezzo, la sua trascendenza, il suo appartenere ad una sfera intellettiva superiore dimostrano che
Beethoven non era solo il musicista tormentato contro tutto e tutti, l’agguerrito e fiero leone che tiene testa a chiunque, che rivendica per primo nella storia della musica l’orgoglio e la dignità del fare musica indipendentemente da qualasiasi altra ragione.
Beethoven è anche
il genio supremo di una poesia tipicamente protoromantica. La beatitudine appagata, gioiosa di un Dio che contempla le sue opere con un misto di cognizione e di sbalordimento, un demiurgo che conosce e sa Tutto e ce lo porge nel modo più incruento e indolore possibile.
Un Uomo, infine, chiuso nella sua grandezza e nella solitaria consapevolezza di essere un profeta isolato. Il Titano che si fa piccolo, che si rende comprensibile agli altri, che placa la sua rabbia e piange sommessamente nella Verità.
Questo è ciò che mi trasmette il brano che stiamo ascoltando. Un idealismo altissimo.
Credo non esista cosa più sublime dell’entrata del pianoforte, a 1’:48’’ circa, dopo la breve introduzione orchestrale. O della riesposizione del tema a circa 5’:05’’. Le terzine della mano destra si scolpiscono nell’aria, creando una vertigine discendente che fa perdere l’equilibrio. Roba da svenimento.
Questa sera vi dedico la Bellezza Assoluta, Pura, Suprema. Un bel regalo, no? ;-)
Vi abbraccio fortissimo,
L.
Postato da lucamadeus alle 23:53 -
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domenica, 09 aprile 2006
LUCE
(on air:"A. Scriabin - Preludio op.17 n.3")

Il pomeriggio di oggi è classificabile come uno di quei momenti nella vita di una persona in cui è ancora possibile credere (o per lo meno illudersi) in una vita vivibile.
In compagnia di un’altra persona da sempre a me molto cara, dottoressa qui ad A., ho rivisto la mia più cara amica, Claudia, che da alcuni mesi sta a Barcellona per portare avanti un progetto molto bello che investe completamente la sua esistenza e in cui crede con grande ed ammirevole forza.
E’ una ragazza speciale, per molti versi.
Appartengono a lei tanti miei sorrisi, quando stiamo insieme si forma immediatamente una complicità eccezionale, una confidenza che si respira quasi nell’aria. Cade ogni barriera, ogni accidentale ipocrisia, ogni infingimento. Mi sento completamente me stesso, e la felicità, quella cosa effimera, fuggevolissima ed impalpabile che aleggia così raramente sulle teste di ognuno di noi, diventa concreta, si materializza letteralmente in una scena: un tavolino, un calice di vino, una candela, uno spuntino, occhi che sorridono, che penetrano con semplicità ed immediatezza nel tuo essere più profondo, sorrisi, comprensioni, aperture di senso, riflessioni partecipi. E’ qualcosa di bellissimo e di difficilmente descrivibile. E che solo con lei accade con questa intensità.
Claudia è bella fuori e bella dentro. Un sole capace di illuminare le notti più buie, di fendere l’oscurità che ti pervade avvolgendoti in un bagliore fatto di umanità, disponibilità, altruismo. Finchè sei con lei, hai la certezza di essere, per un certo momento, più o meno lungo, al centro del mondo.
Oggi pomeriggio, senza pubblicarlo, avevo scritto un post avvilente che rispecchia il mio stato d’animo in questo periodo. Ma l’ho messo da parte, l’ho abolito. Perché c’è stata una parentesi di meravigliosa quiete, vissuta nell’arco di poche ore. Rimane solo l’amarezza che siano state sempre troppo poche.
Cla, grazie di esserci. E di essere ciò che sei: un dono raro ed inestimabile.
La mia piccola, dolcissima amica di sempre. Un abbraccio enorme.
L.
Postato da lucamadeus alle 22:39 -
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sabato, 08 aprile 2006
GLI AUTENTICI
(on air:"A. Scriabin - Preludio op.17 n.3")
La profonda dicotomia che vivo in questi giorni produce in me a lungo andare una spaccatura, una
fenditura in cui si incuneano frammenti di note sparse che ascolto qua e là, dove e come capita. Quando la ferita comincia a sanguinare,
l’unguento musicale provvede a porre rimedio cauterizzando, disinfettando, rimarginando. Mi succede spesso.
E la musica porta con sè immagini a cascata, ricordi di luoghi o situazioni in cui ero mentre l’ascoltavo per la prima volta, fosse anche un dettaglio banale come una
particolare inclinazione del sole, che gettava le ombre sulla strada in modo singolare. In quelle ombre, in quel sole, in quei ricordi c’è un significato, c’è un’apertura di senso, una forzatura interpretativa che ci sorprende ogni volta come se fosse la prima volta.
Il
Preludio op.17 n.3 di Alexander Scriabin, il mio amico
“Scriba”, mi aiuta a dire tante cose che altrimenti non saprei raccontare. Mi riconosco enormemente in questo pezzo, che suono troppo di rado, ahimè. Lo amo visceralmente.
Penso ai nonni. A quelli paterni: lui bravissimo violoncellista, colui che devo ringraziare per questo dono splendido, l’amore per la musica; lei un angelo che, poco prima di andarsene per sempre, ha rivolto il suo ultimo pensiero a me, il suo unico nipote, e l’autenticità, il profondo, genuino disinteresse di questo gesto mi ha schiacciato per sempre. E a quelli materni: lui camminatore infaticabile, con cui ho scoperto la mia città sin da piccolo e che si occupava di me prima che cominciassi ad andare a scuola; lei, tuttora la mia ultima nonna e già solo per questo così preziosa.
Ognuno di loro è un pezzo della mia vita.
Ed evito a tutti i costi di soffermarmi a pensare troppo, perché stringere le mani a pugno ed accorgersi di avere solo dei ricordi che scivolano via tra le dita è sempre troppo crudele. Mantenere vivo il ricordo dei cari, con un calore simile a quello che si respira nello splendido
“La camera verde” del mio amato
François Truffaut. E’ anche grazie a tutto questo che riesco ancora a riportare le preoccupazioni quotidiane al loro giusto valore, nonostante gli eccessi, le difficoltà.
Mi sto perdendo tra le note morbide e delicate di “Scriba”, e faccio fatica a concentrarmi.
La mente si offusca, riemergono le reminiscenze della sera.
Sale una nebbiolina rarefatta: eccoli lì, li rivedo tutti.
Nino, Soride, Mario… dove siete…
Luca
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